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LA MACCHINA DELLE MOLTIPLICAZIONI

 

Durante questi giorni fatti di attese…di rabbia per ingiustizie subite, di lotte iniziate, giorni in cui mi chiedo chissà chi bambino/bambina ci sarà lì ad attendermi…decido di trasformare le mie emozioni in produttività!
Nasce uno strumento, un giochino, sognato da molto, per essere supporto iniziale ad una delle operazioni fondamentali: la moltiplicazione.

 

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La mia idea nasce sulla scia della macchina per le addizioni, mi sono chiesta se si potesse realizzare anche uno strumento per un’operazione un po’ più complessa. Così è nato Simone: il cartone della moltiplicazione!
FINALITA’
La macchina delle moltiplicazioni può essere utilizzata sia inizialmente con tutti i bambini come primo approccio, favorendo la comprensione del senso di questa operazione, ma può essere utilizzata anche a sostegno di quei bambini con difficoltà di calcolo o altre temporanee esigenze.
Simone è geniale perché quando operiamo con lo zero lui fa opportunamente “sparire” il prodotto, è efficace perché conduce, grazie a semplici azioni, alla comprensione dell’addizione ripetuta e di ciò che sono gli schieramenti. In questo modo il bambino non li traccerà sul suo quaderno come un qualcosa di meccanico, ma si sarà appropriato del senso, avrà fatto suo un metodo, sarà più motivato nel suo operare e avrà posto un nuovo e sensato tassello nel percorso della costruzione della sua conoscenza.
COME REALIZZARLA…

 

MATERIALE:

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-11 rotoli di carta igienica;

-un cartone della misura 60×40;

-scarti di cartone da riciclare;

-cartoncini colorati per ricoprire i rotoli (io ho utilizzato due colori diversi per numeri pari/dispari ed il nero per lo zero, elemento assorbente della moltiplicazione);

-colla a caldo, forbici, pennarello, gessetto;

-cartoncini, fogli glitter, panno lenci per le decorazioni (io ho ricreato occhi, bocca e mani);

-bottoni o palline di carta o pasta per moltiplicare;

-matita e gomma per cancellare.
PROCEDIMENTO

-Dapprima decorare i rotoli di carta igienica ricoprendoli con fogli di cartoncino colorati o dipingendoli e scrivendo i numeri da 0 a 10 (ATTENZIONE CHIUDERE IL ROTOLO DELLO ZERO ALL’ ESTREMITA’ IN BASSO COSI’ CIO’ CHE MOLTIPLICHEREMO PER ZERO DARA’ ZERO!);

-incollare una superficie di cartone spesso dietro il cartone che fa da base alla nostra macchina e sulla sua superficie incollare i rotoli da 0 a 10 decorati precedentemente;

 

-decorare la macchina donandole un aspetto più familiare e simpatico. Ritagliare ed incollare gli occhi, la bocca e due lunghe braccia con mani per accogliere!

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Per capire come funziona video su Youtube

 

 

ANGELA ORLANDO ☼

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Pannello sensoriale di Masha e Orso

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Un pannello o tavola sensoriale è un supporto che promuove la tendenza alla scoperta nel bambino, aiuta lo sviluppo della manualità, stimola le sensazioni tattili e se ideato con uno scenario che piace al vostro bambino lo diverte molto!

Ecco a voi la descrizione delle singole funzionalità del pannello da me ideato per una bambina di 11 mesi:

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Come realizzarlo?

Materiale:

-Un cartone rigido della misura che preferite;

-cartoncino azzurro;

-tempere e pennelli, colla a caldo, taglierino, forbici, pennarello indelebile nero;

-materiale da riciclo come: rotelle, spugnette, gomitoli di lana, una vecchia calcolatrice o telecomando, cerniera, stoffa, contenitori, paperella di gomma, campanellino, un vecchio specchietto;

-fil di ferro, perline non troppo piccole;

-amore e fantasia! 🙂

Procedimento:

-Ritagliare con il taglierino il cartone della misura che preferite, applicate un foglio di cartoncino azzurro su tutta la superficie con la colla a caldo;

-forate il cartone con le forbici e fate passare il fil di ferro con 10 perline da un’estremità fino all’altra per poi chiuderlo bene sul retro e renderlo sicuro (sempre sul retro) con uno strato di colla a caldo;

-disegnate, stampate o dipingete i personaggi preferiti dai vostri bambini per stimolare il loro interesse ed il loro divertimento;

-applicate con abbondante colla a caldo la rotella, la spugnetta, la calcolatrice o il telecomando, lo specchietto, i lacci, porte e scorci da scoprire;

-ho inserito sotto la cerniera una tasca, ricavandola da un foro nel cartone e della stoffa sul retro, in corrispondenza del foro. Aprendo la cerniera la bambina suonerà la campanella e troverà un paperella;

-ritagliate da scarti di stoffa, panno lenci o gomma crepla le lettere che formano il nome del vostro bambino e, più stimoli inserite, più saranno le abilità che il vostro bambino può sviluppare!

Una raccomandazione: quando il vostro bambino interagirà con questo pannello è opportuna la supervisione di un adulto.

BUONA CREAZIONE!

 

Se realizzate questa tavola o ne prendete spunto per realizzarne altre, potete mostrarmi foto/risultati sulla mia pagina Facebook : https://www.facebook.com/tryourcreativity/

 

Angela Orlando ☼

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Brainstorming per sviluppare la creatività e l’amore per l’arte

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Nel corso della mia breve esperienza nella scuola, ho adoperato più volte un mezzo che reputo efficace e molto versatile, per questo vorrei proporvelo: il brainstorming. Questa mezzo nasce come strategia decisionale di gruppo per la risoluzione di problemi, credo sia opportuno adoperarlo nella scuola per far cogliere l’importanza della collaborazione e dello scambio di idee.

Brainstorming è un termine inglese composto dalle parole brain (cervello) e storming (tempesta) e significa letteralmente tempesta di cervelli. Questa espressione è entrata nell’uso comune per indicare una modalità di lavoro di gruppo in cui viene sfruttato il gioco creativo dell’associazione di idee: la finalità è fare emergere diverse possibili alternative in vista della soluzione di un problema.
Ogni persona del gruppo è stimolata a produrre in modo creativo quante più idee in una sessione di lavoro: ogni pensiero è registrato e poi discusso all’interno del gruppo e solo in un secondo tempo viene eseguita una cernita qualitativa delle idee.
A coniare questo termine fu, alla fine degli anni Trenta, il pubblicitario Alex F. Osborne che stabilì le quattro regole principali di questa tecnica di lavoro: nessuna critica alle idee degli altri, benvenuti tutti i capovolgimenti di idea, la quantità prima di tutto, lavoro di perfezionamento su ogni idea. (Da http://www.focus.it)

Ho utilizzato questa strategia didattica due volte, una con i bambini di 8 anni, l’altra con gli adolescenti di 12 ed in entrambi i casi i risultati sono stati molto significativi. I miei obiettivi in questa proposta didattica sono stati quelli di: far sviluppare l’immaginazione; permettere agli alunni di cogliere le sensazioni provate alla visione di un quadro; osservare l’opera d’arte e comprenderne il messaggio; elaborare creativamente produzioni personali e condividerle. Con gli adolescenti, in più, la meta finale era quella di giungere alla creazione di un logo che caratterizzasse loro in quanto gruppo. Per entrambi, ho scelto l’opera di H. Matisse: La Danza.

L’arte è molto generosa, a seconda del nostro scopo, del messaggio che vogliamo lanciare, della riflessione da affrontare, della tematica funzionale ai bisogni dei nostri fruitori, ci mette a disposizione un universo di capolavori!

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Per far sì che un’attività risulti incisiva e che riusciamo ad ottenere i risultati desiderati, dobbiamo curare il contesto. L’ambiente in cui operiamo occupa una posizione importante, fondamentale, possiamo modificarlo nel modo più congeniale alle nostre esigenze e, soprattutto, a quelle dei nostri alunni!

  • Per tutto questo, prima di avviare l’attività, ho messo un po’ di musica classica di sottofondo e disposto i banchi in questo modo:

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Magari riuscissimo ad eliminare anche le sedie! Spesso rappresentano una costrizione, sulla sedia si è limitati a stare così come la sedia lo permette. Per osservare un’opera d’arte, sarebbe ancor più bello far portare agli alunni da casa dei teli, cuscini, disporli a terra e far sì che ciascuno occupi la posizione preferita.

  • Lasciamo che i nostri alunni osservino l’opera di Matisse per qualche minuto, ascoltando musica e stando in silenzio.
  • Dopo questo bel momento, a turno, ciascun alunno dovrà dire una parola, la prima che in quel momento gli passa per la mente. Ovviamente l’insegnante avrà anticipatamente spiegato cos’è il brainstorming e quali sono le sue regole. Ogni parola detta dagli alunni verrà scritta alla lavagna dall’insegnante/moderatore.

Ecco il risultato del brainstorming su “La Danza” sia dai bambini di 8 anni che da quelli di 12 :

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E’ significativo quanto, sia i bambini che i ragazzi, abbiano colto il messaggio di Matisse, seppur nulla sia stato anticipato loro sull’opera. E’ possibile notare, attraverso un confronto tra le due immagini in alto, che la prima cosa percepita dai fruitori, ciò che arriva forte a loro (come alla maggior parte delle persone che osservano “La Danza”) è il senso di unione, qualcuno comprende anche il senso di movimento, la danza, poi, solo per gli adolescenti (perché, a differenza dei bambini, loro hanno la consapevolezza di ciò che provano) si passa alle emozioni, c’è chi prova tristezza, forse perché i volti dei protagonisti sono rivolti verso il basso, o forse perché spesso l’arte è come uno “specchio elastico” che rimanda indietro, accentuandoli, gli stati emotivi provati in quel momento. Forte è anche l’attenzione sul corpo dei soggetti rappresentati dall’artista.

  • Dopo il brainstorming l’insegnante legge di getto, ad alta voce, le parole venute fuori, poi si passa alla riflessione di gruppo.
  • Infine, libero sfogo alla creatività, ciascun alunno, guidato dalle emozioni provate e dalle riflessioni da esse scaturite, ha a disposizione un foglio, matite, pastelli, ecc. per realizzare qualcosa.
  • L’ultimo momento è relativo alla spiegazione ed alla condivisione con tutto il gruppo di ciò che è stato creato.

Ecco alcune produzioni:

Grazie per l’attenzione, spero vi sia arrivata l’importanza di questo mezzo.

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E’ bello condividere ed arricchirsi reciprocamente! Grazie!

Angela Orlando ☼

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Lavoretti per Pasqua, quattro idee utili e davvero carine!

4 Lavoretti Pasqua

Manca poco alla Pasqua! Ecco una serie di lavoretti da poter realizzare con i bambini. Idee utili perché possono servire anche dopo la festività ed in questo articolo vi mostrerò in che modo! Una guida dettagliata su come realizzarli, con le relative spese per ciascuno ed un chiaro procedimento mostrato attraverso le foto! Buon lavoro!

1. Cestino portapane

MATERIALE:

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-Cartone riciclato;

-10 bastoncini di legno grandi (abbassalingua);

-4 bastoncini di legno piccoli (stecche di ghiacciolo);

-uova da decorare

-scarti di cartoncino verde chiaro e scuro o pannolenci;

-un calzino;

-taglierino, tempera per decorare le uova, pennelli, forbici, occhi mobili, colla vinilica o a caldo e spago.

COSTO: ho pagato 1€ ogni 3 uova; le bustine di bastoncini costano 0,70 cent. ciascuna ed ogni bustina contiene dai 30 ai 50 bastoncini (dipende dal luogo in cui le acquistate); le bustine di occhi mobili costano 0,70 cent e contengono circa 15 paia di occhi per bustina.

PROCEDIMENTO:

-Ricavare dal cartone riciclato un quadrato della misura di 14cm x 14cm e tagliare i bordi arrotondati ai primi 4 bastoncini di legno (abbassalingua);

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-incollare i bastoncini spuntati, uno su ogni vertice, come mostrato nella foto seguente;

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-ricavare da 6 bastoncini grandi, 12 parti come mostrato nella foto che segue;

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-incollatene tre per ogni vertice in questo modo ↓ ;

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-incollate ora i quattro bastoncini piccoli come per realizzare una staccionata, ed otterrete questo risultato ↓

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-Ora realizzate con il cartoncino verde o il pannolenci dell’erbetta che incollerete nella parte interna del vostro steccato (ovviamente, se guidati, tutti questi passaggi possono essere realizzati dai vostri alunni);

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-potete inserire dei fiorellini riciclati, comprati o realizzati insieme ai vostri alunni in questo modo:

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-ora non vi resta che occuparvi della realizzazione del coniglietto con un calzino tipo fantasmino di color rosa, bianco, grigio, beige o marroncino. I vostri alunni si divertiranno a riempire di farina e sale il calzino. Ecco il procedimento:

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-Infine fate decorare uno o più uova ai vostri alunni e ponetele accanto al coniglietto!

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Ecco in che modo riutilizzarlo come portapane!:

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2. Fuoriporta coniglietto

MATERIALE:

-1 cartoncino bianco formato A4;

-cartamodello a forma di coniglio↓

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-piccolo fuoriporta di legno intrecciato di quelli che ora vanno di moda ↓

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(costo €1,50)

-dischi struccanti;

-fiori decorativi o pannolenci o, ancora, carta crespa per realizzarli insieme ai vostri alunni;

-uova da decorare (costo: 3 uova 1€);

-tempera e pennelli, colla a caldo o vinilica, forbici e occhi mobili.

PROCEDIMENTO:

-Fate dipingere il fuoriporta del colore preferito dai vostri alunni;

-Realizzate i fiori o utilizzatene di riciclati;

-fate incollare i dischetti struccanti sul carta modello per decorare il coniglietto;

-realizzate anche dei peluche verdi con la lana per simulare l’erbetta↓

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-incollate fiori, coniglietto ed erbetta al fuoriporta. Aggiungete, infine, i dettagli che preferite, un uovo decorato ed il lavoro sarà completo!

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3. FUORIPORTA CASINA

MATERIALE:

-Uscite fuori con i vostri alunni durante una bella giornata di sole, portateli in campagna e raccogliete dei legnetti! Se non avete tempo per questo, potete trovare scarti di legna da un falegname o taglialegna di fiducia che ve li regalerà!

-procuratevi anche del filo di spago;

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-uova da decorare;

-colla a caldo, vinilica, tempera e pennelli, fiori finti.

COSTO: Per questo lavoretto è quasi pari a zero, dovrete acquistare solo le uova da decorare.

PROCEDIMENTO:

-Fate assemblare ai vostri alunni, con i legnetti, una casina come loro la preferiscono. In questo lavoretto l’irregolarità e la diversità renderanno le loro casine uniche e bellissime! (e vi svelo che per questo motivo, è il lavoretto che preferisco!)

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-fate dipingere la casina o, se preferite, potete lasciarla del suo colore originale. Procuratevi un contenitore ovale per ricreare con dello spago e con la colla vinilica un nido di uccellino in questo modo:

-ora non vi resta che far decorare le uova ai vostri alunni (io ne ho messo uno), realizzare con un po’ di cartoncino un cartello con su’ scritto “Buona Pasqua”; decorare il nido con fiori finti o rametti di pesco (sempre finti) ed ecco il risultato!↓

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4. VASETTI CONIGLIETTO E PULCINO

MATERIALE:

-Un vasetto riciclato di quelli degli omogenizzati o potete acquistarli (io li ho trovati al costo di 0,70 cent cada uno);

-colla vinilica, a caldo, tempera, glitter bianchi e gialli, cartoncini colorati o panno lenci, occhi mobili.

FOTO PROCEDIMENTO 🙂 :

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-Fate divertire i vostri alunni a shakerare i glitter nel contenitore, decorate i vasetti, inserite ovetti di cioccolata in un sacchetto e ponetele all’interno dei vasetti come sorpresa! Ed ecco il risultato finale!

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In questo articolo vi ho anche parlato di uova decorate, eccone alcuni esempi realizzati da me per voi 🙂

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Buon divertimento insieme ai vostri alunni!

Se realizzate qualcuno di questi lavoretti, potete mostrarmi foto/risultati ottenuti sulla mia pagina Facebook : https://www.facebook.com/tryourcreativity/

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Angela Orlando ☼

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Word problem. Pane e monete

In questo articolo presenterò un’attività matematica per la scuola primaria affrontata con gli alunni di circa 8 anni.

Tutto parte da un word problem, ma cos’è? Che vuol dire?

Un word problem, in italiano problema a parole, è una particolare tipologia di situazione problematica, presentata sotto forma di racconto. Non è il classico problema del macellaio o del fruttivendolo, molto lontani dalla realtà del bambino e ad una ed una sola soluzione. Io preferisco definirli “racconto – problema”.

Un word problem come quello che presenterò, a mio parere, è funzionale per andare oltre il pensiero che italiano e matematica sono due discipline separate, se lavoriamo con una, non possiamo affrontare l’altra. La matematica e l’italiano, in realtà, sono aree disciplinari estremamente connesse, si sono sviluppate insieme, l’uomo che ci ha preceduti, mentre cercava un modo per esprimersi, tramandare insegnamenti, affrontava anche numerose situazioni problematiche. La matematica è connessa alla logica e se non la esprimiamo in modo corretto, attraverso un preciso linguaggio, non possiamo capirla. Un problema a parole sembra un racconto, nel leggerlo ci chiediamo:“Ma dove sono i numeri? Cosa scrivo nei dati?! Qual è la domanda?”

Tutto questo rappresenta un mezzo per aprire il dialogo, il confronto dialettico con i nostri alunni, spalanca la strada allo scambio di opinioni, al lavoro collettivo, al laboratorio e a più strategie risolutive! E’ proprio come nella realtà che ci circonda: nel nostro quotidiano non si presentano dinanzi a noi problemi risolvibili attraverso una soluzione universale, ognuno, in modo creativo, a suo modo, riesce a giungerne ad una.

Problemi come questo favoriscono l’esplorazione e la scoperta, migliorano le capacità espressive e favoriscono la comprensione vera del senso di particolari strutture matematiche. Un word problem va compreso fino in fondo solo grazie all’azione concreta sulla realtà.

Il problema dal quale ho tratto il mio testo, che adattato ai miei bambini, è presentato nel capitolo 4, intitolato Pane e pensiero, del libro L’uomo che sapeva contare, di Malba Tahan (un ottimo libro capace di suscitare amore per la matematica).

Problema originale: I tre viandanti e le pagnotte

“Tre giorni dopo stavamo avvicinandoci alle rovine di un piccolo villaggio chiamato Sippar, quando scorgemmo, steso al suolo, un povero viandante ricoperto di cenci che sembrava gravemente ferito. Era in condizioni pietose. Ci accingemmo a soccorrerlo e in seguito ci narrò la storia della sua sciagura.
Si chiamava Salem Nasair ed era uno dei più ricchi mercanti di Baghdad. Pochi giorni prima, di ritorno da Basra e diretto a el-Hilleh, la sua grande carovana era stata attaccata e rapinata da una banda di nomadi persiani e quasi tutti i suoi compagni erano stati uccisi. Egli, il padrone, era riuscito miracolosamente a salvarsi nascondendosi nella sabbia tra i corpi inanimati dei suoi schiavi.
Quando ebbe terminato il racconto delle sue sventure, ci chiese con voce tremante: “Non avete per caso qualcosa da mangiare? Sto morendo di fame “.
“Ho tre pagnotte” risposi.
“Io ne ho cinque” disse l’Uomo Che Contava.
“Allora” fece lo Sceicco, “vi scongiuro di dividere le vostre pagnotte con me. Vi propongo uno scambio ragionevole. Vi darò per il pane otto monete d’oro, non appena giungerò a Baghdad”. E così dividemmo tra di noi le pagnotte.
Il giorno dopo, tardi nel pomeriggio, entrammo nella famosa città di Baghdad, Perla dell’Oriente.
Attraversando una piazza affollata e rumorosa, fummo bloccati dal passaggio di una sfarzosa comitiva alla cui testa cavalcava, su di un elegante sauro, il potente visir Ibrahim Maluf. Vedendo lo sceicco Salem Nasair in nostra compagnia, fece fermare il suo brillante seguito e lo interpellò: “Cosa ti è capitato, amico mio? Come mai arrivi qui a Baghdad così mal ridotto, in compagnia di questi due stranieri?”
Il povero Sceicco gli narrò nei dettagli quanto gli era accaduto in viaggio, lodandoci ampiamente.
“Ricompensa subito questi due stranieri” ordinò il Visir. Prese dalla borsa otto monete d’oro e le diede a Salem Nasair dicendo: “Ti porterò subito con me a palazzo poiché il Difensore dei Fedeli vorrà di sicuro essere informato di questo nuovo affronto dei banditi beduini, che osano attaccare i nostri amici e saccheggiare una carovana sul territorio del Califfo”.
A questo punto Salem Nasair ci disse: “Prendo congedo da voi, amici miei. Desidero però ringraziarvi ancora una volta per il vostro aiuto e, come avevo promesso, compensarvi per la vostra generosità “. E, rivolgendosi all’Uomo Che Contava: “Ecco cinque monete d’oro per i tuoi cinque pani”. Poi a me: “E tre a te, mio amico di Baghdad, per le tue tre pagnotte”.
Con mia grande sorpresa l’Uomo Che Contava sollevò rispettosamente un’obiezione. “Perdonami, Sceicco! Ma questa suddivisione, che pure sembra semplice, non è matematicamente giusta. Dal momento che ho dato cinque pagnotte, devo ricevere sette monete. Il mio amico che ha ceduto tre pagnotte, deve riceverne soltanto una”.
“Per il nome di Maometto!” esclamò il Visir vivamente interessato. “Come può questo straniero giustificare una pretesa così assurda?”
L’Uomo Che Contava si avvicinò al ministro e gli disse: “Permettimi di mostrare, o Visir, che la mia proposta è matematicamente corretta. Durante il viaggio, quando …avemmo fame, presi una pagnotta e la divisi in tre parti.
..Ciascuno di noi ne mangiò una. I miei cinque pani, quindi, ci procurarono quindici pezzi, non è vero? Le tre pagnotte del mio amico aggiunsero nove pezzi, per un totale di ventiquattro parti. Delle mie quindici ne consumai otto, così che in realtà ne ho cedute sette. Dei suoi nove pezzi anche il mio amico ne mangiò otto e così il suo contributo è stato di uno soltanto. I sette pezzi miei e l’unico del mio amico fanno gli otto che sono andati allo sceicco Salem Nasair. Pertanto è giusto che io riceva sette monete e il mio amico soltanto una”.
Il Gran Visir, dopo aver altamente lodato l’Uomo Che Contava, ordinò che gli fossero date sette monete e a me una. La dimostrazione matematica era logica, perfetta, irrefutabile. Ma, per quanto corretta, la suddivisione non piacque a Beremiz che, rivolto al sorpreso ministro così proseguì: “Questa divisione, sette per me e una per il mio amico è, -come ho provato, matematicamente perfetta ma non è perfetta agli occhi dell’Onnipotente”.
E, raccogliendo nuovamente le monete, le divise in due parti uguali, quattro a me e quattro a se stesso.
“Un uomo veramente straordinario!” esclamò il Visir. “Non ha accettato la divisione delle otto monete in cinque e tre. Ha dimostrato che a lui ne spettano sette e al suo compagno solo una. Ma poi divide le monete in due parti uguali e ne dà una all’amico”. E aggiunse con entusiasmo: “Per l’Onnipotente! Questo giovane, oltre a essere bravo e veloce in aritmetica, è un amico buono e generoso. Voglio che diventi oggi stesso mio segretario”. “Gran Visir” disse l’Uomo Che Contava, “mi accorgo che avete espresso, in trenta parole e 125 lettere, la più alta lode che io abbia mai udito. Voglia Allah benedirvi e proteggervi per tutta l’eternità!”
L’abilità del mio amico Beremiz gli consentiva di tener dietro alle parole e alle lettere pronunciate… Tutti noi ci meravigliammo di fronte a tale dimostrazione di genialità.

Ecco, invece, il problema che ho realizzato io, in base alle esigenze ed ai desideri dei miei alunni e con i loro nomi:

A Maggio i bambini della terza A sono felicissimi perché finalmente, con le belle giornate, possono andare in gita!
Arriva il grande giorno! I bambini sono diretti alla Città della Scienza, si sono svegliati davvero euforici e di buon umore, preparano il loro zainetto con dolci, caramelle, panini, bibite e finalmente giungono a scuola dove li aspetta un pullman alto, giallo e blu. Prontiii?! Si parte! Finalmente vedranno da vicino la storia degli australopitechi, l’evoluzione dell’uomo, i pianeti e tante altre cose interessanti!
Dopo aver visitato una parte del museo agli alunni viene fame, giungono in un giardino ed iniziano a mangiare tutto ciò che avevano portato da casa…improvvisamente in lontananza intravedono un bambino della loro età solo e in lacrime. La prima ad avvicinarsi al bambino è Angela che gli chiede: “Cosa ti è successo?” , poi arriva Michele che dice: “Come ti chiami?” , il bambino inizia a parlare: “Mi chiamo Yuri, ho perso la mia famiglia, ho molta fame e non ho nulla da mangiare! Voi avete qualcosa da darmi?” .
Intanto tutti erano giunti vicino al bambino: Giada, Carla, Luigi, Fabiana, Nico, Renzo, Teresa, Mimmo, Luca, la maestra, ed avevano ascoltato la sua triste storia.
“Io ho in borsa ancora 3 panini” dice Fabiana.
“Io ne ho 5 !” dice Luigi che sapeva fare i calcoli molto bene.
“Allora” dice Yuri “Vi prego di dividere i vostri panini con me e vi propongo uno scambio ragionevole. Vi darò per i panini €8,00 non appena mi riporterete dalla mia famiglia.”
E così Fabiana, Yuri e Luigi dividono tra loro i panini, dividendo ciascuno in 3 parti uguali, mangiano insieme nel giardino, quindi, 8 pezzi ciascuno.
Quando tutta la classe accompagnò Yuri dalla famiglia che lo stava aspettando in un campo nelle vicinanze, il bambino, come promesso, consegnò €8,00 in questo modo: €5,00 per Luigi (per i suoi 5 panini) e €3,00 per Fabiana (per i suoi 3).
Luigi però non era per niente soddisfatto di questa divisione e pur avendo in seguito diviso i soldi in €4,00 per sé e €4,00 per Fabiana, sosteneva che, matematicamente parlando, a lui sarebbero spettati €7,00 e solo €1,00 a Fabiana!
Chi aveva ragione? Rappresenta il problema con un disegno.

-Dopo aver letto il problema ai bambini, anche più di una volta, si chiederà loro di intervenire e spiegare la vicenda raccontata dal testo, a turno si avvierà una discussione, il docente condurrà i bambini a sottolineare sul testo quelli che sono i “passaggi” della vicenda, che a loro parere sono “matematici” .

-Successivamente, dopo la discussione/riflessione di gruppo ed individuale, si procede con la “drammatizzazione” della vicenda e guarda caso! La maestra ha portato 8 panini, dei coltellini di plastica ed 8 monete da 1€.

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-Grazie a questo processo i bambini affrontano in modo pratico la struttura moltiplicativa e possiamo avviarli alla comprensione delle frazioni.

-Dopo aver drammatizzato il problema, risolto e compreso “il caso” grazie all’azione, i bambini possono rappresentare graficamente il problema. Ciascuna rappresentazione risulterà geniale!

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soluzione finale mimmo

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Giuseppina mat

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Angela Orlando ☼

Pubblicato in: attività per bambini

Lavoretto di San Valentino. Idee semplici, veloci e simpatiche

 

Quest’anno San Valentino e Carnevale arrivano quasi a braccetto! Ecco che le insegnanti ed i bambini si mettono all’opera per realizzare un pensiero che ricordi queste festività.

Per questo, per San Valentino, scelgo di proporvi due idee davvero veloci, utili e carine!

1. Matite Love

Materiale:

-Matite;

-Pirottini per muffins (io ho utilizzato questi con palloncini/cuoricini):

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-Colla a caldo o vinilica; forbici; cartoncino rosa e rosso; pannolenci marrone o giallo; nettapipe per le braccia.

Procedimento:

-Realizzare queste matite è solo una questione di assemblaggio! Incollate il pirottino piegato simmetricamente in due sulla matita in basso;

-Avvolgete un nettapipe intorno alla matita;

-Con il cartoncino rosa ed un pennarello nero realizzate un volto;

-Abbellite il volto con dei capelli in pannolenci o lana;

-Ricavate un cuoricino dal cartoncino rosso, scrivete o fate scrivere ai vostri bambini un pensiero d’amore e l’opera è completa! Ecco il risultato:

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2. Manine portafoto 

Materiale:

-Das;

-Tempera rossa;

-Formina a cuore;

-Una piccola foto.

Procedimento:

-Stendete il das con il mattarello, o fatelo fare ai vostri alunni;

-Ricavate dal das la forma della manina di ciascun alunno;

-Al centro di essa, con un coppa pasta a forma di cuore ottenetene uno (lì, incollandola sul retro, andrà la foto di ogni alunno);

-Lasciate che il das asciughi;

-Fate dipingere le manine con la tempera rossa;

Ecco il risultato!:

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Buona creazione!!!

 

Angela Orlando ☼

Pubblicato in: #decorazioni

Photo booth e cornici per feste, come crearle

Siete alla ricerca di una cornice per selfie? Volete far divertire gli amici alla vostra festa? Ecco come realizzare una cornici per compleanno e photo booth!

È molto semplice ed economico.

Materiale:

-un cartone riciclato (io ho usato uno della misura di 100cm×80cm);

-cartoncino del colore che preferite e della stessa misura della cornice che realizzate;

-cartoncino blu notte per i photo booth (ho scelto di utilizzare questo colore perchè ho creato tutti i travestimenti blu notte/dorati. Voi potete scegliere i colori che meglio si addicono alla vostra festa);

-taglierino, matita, forbici, colla a caldo, glitter, fogli colorati, pennarello nero, spiedini.

Procedimento:

-Dal cartone ricavate, con un taglierino, una cornice della misura che preferite. Io ho scelto un formato che ricorda la polaroid, ma voi potete divertirvi a scegliere le forme che volete.

-Poggiate la cornice di cartone che avete ricavato, sul cartoncino e con una matita tracciatene la forma.

-Ritagliate il cartoncino lungo la forma presa, incollatelo sulla vostra cornice di cartone. Ricoprite il cartone sia fronte che retro.

-Divertitevi a decorare la cornice con le scritte, le decorazioni e le immagini che preferite!

-Per i photo booth:

Ritagliate le forme che preferite sul vostro cartoncino blu, decorate con glitter, paillettes e chi più ne ha, più ne metta! Infine, attaccate le forme ottenute e decorate sugli spiedini. 🙂

Ecco altre tipologie di cornici che ho realizzato nel tempo per vari eventi:

Pubblicato in: attività per bambini

Libro sensoriale fai da te per un bambino di prima

Questo libro nasce dall’esigenza di un supporto didattico personalizzato, che permettesse a Simone di seguire, insieme ai suoi compagni, la progettazione didattica della sua classe.

Grazie ad esso Simone ha imparato a leggere con l’uso di immagini/parole a lui più familiari. Simone, infatti, ama i topini, le moto, il cibo, la nonna e tante altre cose.

Il bambino è riuscito anche ad associare due concetti fondamentali ed in relazione tra loro: quantità e numero (inteso come segno grafico).

L’alunno ha, inoltre, collaborato alla realizzazione del suo libro per quanto riguarda la costruzione dell’albero di mele create con i tappi. La finalità è stata quella di permettergli l’associazione tra concetti matematici di base e lo sviluppo della capacità cubito-palmare (il bambino ha problemi di tono muscolare). Grazie all’esercizio del movimento avvita/svita è riuscito a migliorare la sua prestazione.

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Il bambino, nello specifico, è stato molto attratto dalla sezione rinominata “scienze”, dove presento la successione della crescita di un albero dal seme al frutto.

Infine, imitando il lupo alla caccia dei tre porcellini, e divertendosi, ha imparato a riconoscere le prime figure geometriche.

La realizzazione del libro richiede un po’ di tempo e svariato materiale. Il procedimento lo potete trovare qui: Come fare un libro sensoriale

A differenza dell’altro libro, in più qui ho utilizzato: tappi di bottiglie riciclati, tempere colorate, glitter, un foglio trasparente.

Grazie!

Buona creazione!

Angela Orlando ☼

Pubblicato in: Pensieri

Niente e nessuno è perduto

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Sin da piccola ho avuto l’abitudine a non gettare via nulla, conservavo ogni cosa pensando che un giorno mi potesse tornare utile “perché non si sa mai”.
Molte volte, ancora oggi, capita che durante una passeggiata noto uno scatolo accantonato e dico:”Ooh stupendo questo scatolo!”, qualcuno in quel momento pensa che io sia matta perché in realtà quello scatolo è un semplice scatolo, ciò che mi appare stupendo è la sua trasformazione, l’immagine di quello che nella mia testa esso è già diventato. Devo dire che molti oggetti da me conservati sono stati utili a decorare, organizzare attività con i bambini, a costruire materiale didattico e a far sì che anche i miei alunni apprendessero l’arte del riutilizzo creativo. Spesso però mi sono sentita una persona veramente disordinata e confusa, insopportabile, con tutte queste buste nascoste qua e là, una per i barattolini di plastica, una per i nastrini, l’altra per la carta ed il cartone e la lista potrebbe continuare.

Ho scelto di condividere su questo blog, tra i tanti, un riciclo in particolare, quello dei fiori. Penso che questo riutilizzo sia tra i più artistici e poetici.

Tutto nacque un po’ di tempo fa, quando mi dispiaceva molto gettare via quel mazzo di fiori ricevuto in regalo, anche se appassiti, i fiori conservavano un fascino particolare, erano belli, un po’ più malinconici e meno luminosi, i colori da accesi e forti erano diventati tenui e delicati, ma erano ancora bellissimi. Allora uno ad uno li ho presi, osservati attentamente, di alcuni ho scelto i petali, altri li ho lasciati interi, mi sono lasciata sedurre, ispirare, li ho amati.

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Con essi ho decorato tante cose, ciò che preferisco sono i quadri che sono venuti fuori e quelli che verranno.

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I fiori hanno un’espressione particolare, come  un volto, qualche volta appaiono radiosi, altre sono come pensierosi, altre volte ancora malinconici o tristi, amo rispecchiarmi in ciascuno di essi. Grazie al loro riciclo ho anche pensato che forse questa mia abitudine nel non gettare via nulla, parte dal concetto che niente e nessuno è perduto per sempre, deriva da una sorta di atteggiamento di speranza. Ci perdiamo e ci ritroviamo, veniamo ritrovati da qualcuno. Tutto ciò che ci circonda non va perduto ma si trasforma, diventa altro da sé o riprende a vivere sotto altre forme. “Tutto ciò che vive deve rigenerarsi incessantemente: il Sole, l’essere vivente, la biosfera, la società, la cultura,l’amore.” (E.Morin, La testa ben fatta.)


Concetti come la trasformazione, la speranza e il tirar fuori le potenzialità, sono anche molto correlati alla mia idea di pedagogia, al mio:”Ohh stupendo questo scatolo!”
La “radicalità della speranza”, come scrive P. Freire, fa parte del bagaglio dell’educatore, consapevole che la realtà dell’ incompiutezza apre la strada al sogno, all’utopia e, concretamente, ad un’intenzionalità educativa da sperimentare ogni giorno nelle relazioni interpersonali e sociali e nella “ricerca permanente” (Freire, 2002, pp. 110-111).
La speranza si applica nei riguardi del singolo educando, per far fruttare le sue potenzialità latenti, per dare voce alla sua promessa implicita, per percorrere l’impervia strada dell’ “essere di più” nonostante le difficoltà.
La forza della speranza sta anche nel dare intensità all’attesa attiva, che evidenzia il valore della pazienza autentica come dimensione carica di energia trasformante “La pazienza non è mai conformismo. Vuol dire soltanto che il modo migliore per fare domani l’impossibile di oggi consiste nel fare oggi ciò che è possibile oggi” (Freire, 1979, p. 88)

La speranza è ciò che dovrebbe guidare l’azione dell’educatore, supportarlo, per fa sì che esca da schemi stereotipati e ripetitivi grazie alla capacità di immaginare e sognare, per edificarla, un’umanità nuova… un nuovo quadro, quello che verrà.

“Se non speri l’insperato, non lo troverai.” Eraclito

Bibliografia:
. Freire P. (2002), La pedagogia degli oppressi, Torino, EGA.
. Freire P. (1979), Pedagogia in cammino, Milano, Arnoldo Mondatori.

Pubblicato in: Pensieri

Prendersi cura

E’ da un po’ che mi capita di riflettere su questo termine, l’ho fatto in diverse occasioni. Ho pensato alla cura mentre provavo un senso di benessere occupandomi dei tulipani o mentre cercavo di rendere più accogliente un ambiente, ho pensato alla cura, quella forse innata, mentre osservavo una bambina di pochi mesi dar da mangiare al suo cagnolino o quando sono stata accanto ad un bambino in difficoltà, mi sono sentita “curata” mentre qualcuno mi teneva la mano facendomi sentire più forte e quelle volte, poche, in cui mi sono concessa il tempo per un bagno caldo e la crema profumata.

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Ho pensato a tante cose e per questo scelgo di condividerle.

Prendersi cura è un atto di amore, di un amore che fa crescere, un amore creativo, è un gesto che modifica l’esistente generando bellezza. E’ un atto perché ci mette in moto. Ci prendiamo cura di diverse cose senza magari soffermarci a pensare, ci occupiamo delle persone che ci sono intorno, di chi amiamo, ci occupiamo dell’ambiente nel quale viviamo, della scrivania che usiamo al lavoro, di noi stessi. In tutte queste cose doniamo una parte di noi, forse la più bella, quella che ci appartiene e che sentiamo nostra.

Il curarsi di qualcuno o qualcosa lascia traccia di noi ma bisogna fare attenzione, osservare, ascoltare e capire. Avere rispetto. Non possiamo curare un tulipano donandogli le stesse cose che doneremmo ad una rosa, una rosa ha bisogno di un tempo diverso, di condizioni altre.

Bisogna tornare alla medicina della persona. Per curare qualcuno dobbiamo sapere chi è, che cosa pensa, che progetti ha, per che cosa gioisce e soffre. Dobbiamo far parlare il paziente della sua vita, non dei suoi disturbi. Oggi le cure sono fatte con un manuale di cemento armato:”Lei ha questo, faccia questo; ha quest’altro, prenda quest’altro”. Ma così non è curare. (Umberto Veronesi)

Spesso la cura, che è anche protezione, rischia di diventare iper protezione,”coprire perché nulla faccia male”. I luoghi in cui si pratica l’arte della cura devono essere luoghi di protezione ma non campane di vetro sotto cui riparare dalla vita, in questi luoghi prima o poi l’aria viene a mancare, c’è bisogno che diventino posti in cui la presenza degli altri rende più forti, più capaci di reggere l’urto, di affrontare le paure.

C’è ,infine, un’altra questione, quella del riconoscersi bisognoso di aiuto. Spesso manca il coraggio e l’umiltà di dirsi in difficoltà, manca il coraggio di chiedere, di lasciarsi andare, anche se sei “grande”. Ho incontrato tanti bambini, diversi adolescenti, persone, per il momento ho scoperto che coloro i quali più faticano a “farsi curare”, che rifiutano che qualcuno si occupi di loro, sono quelli più feriti, quelli che appaiono diffidenti e scostanti, dai quali puoi essere mandato anche a quel paese. Sono proprio loro che più di altri ne hanno bisogno, che non conoscono la cura di sé o degli altri, perché fino a quel momento la vita è stata così crudele da non permettergli di fare l’esperienza di qualcuno che si curasse di loro, che li amasse. Tutti abbiamo paura di ciò che inizialmente non conosciamo, o di ciò che ci ha ferito una o più volte, occorre farsi conoscere, non demordere, avere pazienza.

Prendersi cura e lasciarsi curare allora non sempre è semplice, bisogna anche fidarsi. Praticare l’amore che fa crescere.

Allora vorrei cambiare un verbo in questa frase così nota:“E’ il tempo che hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante” (Antoine de Saint-Exupery) in :”E’ il tempo che hai DONATO alla tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante”. Un atto d’amore non è mai tempo perso ma il suo opposto.

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Angela Orlando ☼