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Lavoretto di San Valentino. Idee semplici, veloci e simpatiche

 

Quest’anno San Valentino e Carnevale arrivano quasi a braccetto! Ecco che le insegnanti ed i bambini si mettono all’opera per realizzare un pensiero che ricordi queste festività.

Per questo, per San Valentino, scelgo di proporvi due idee davvero veloci, utili e carine!

1. Matite Love

Materiale:

-Matite;

-Pirottini per muffins (io ho utilizzato questi con palloncini/cuoricini):

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-Colla a caldo o vinilica; forbici; cartoncino rosa e rosso; pannolenci marrone o giallo; nettapipe per le braccia.

Procedimento:

-Realizzare queste matite è solo una questione di assemblaggio! Incollate il pirottino piegato simmetricamente in due sulla matita in basso;

-Avvolgete un nettapipe intorno alla matita;

-Con il cartoncino rosa ed un pennarello nero realizzate un volto;

-Abbellite il volto con dei capelli in pannolenci o lana;

-Ricavate un cuoricino dal cartoncino rosso, scrivete o fate scrivere ai vostri bambini un pensiero d’amore e l’opera è completa! Ecco il risultato:

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2. Manine portafoto 

Materiale:

-Das;

-Tempera rossa;

-Formina a cuore;

-Una piccola foto.

Procedimento:

-Stendete il das con il mattarello, o fatelo fare ai vostri alunni;

-Ricavate dal das la forma della manina di ciascun alunno;

-Al centro di essa, con un coppa pasta a forma di cuore ottenetene uno (lì, incollandola sul retro, andrà la foto di ogni alunno);

-Lasciate che il das asciughi;

-Fate dipingere le manine con la tempera rossa;

Ecco il risultato!:

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Buona creazione!!!

 

Angela Orlando ☼

Pubblicato in: #decorazioni

Photo booth e cornici per feste, come crearle

Siete alla ricerca di una cornice per selfie? Volete far divertire gli amici alla vostra festa? Ecco come realizzare una cornici per compleanno e photo booth!

È molto semplice ed economico.

Materiale:

-un cartone riciclato (io ho usato uno della misura di 100cm×80cm);

-cartoncino del colore che preferite e della stessa misura della cornice che realizzate;

-cartoncino blu notte per i photo booth (ho scelto di utilizzare questo colore perchè ho creato tutti i travestimenti blu notte/dorati. Voi potete scegliere i colori che meglio si addicono alla vostra festa);

-taglierino, matita, forbici, colla a caldo, glitter, fogli colorati, pennarello nero, spiedini.

Procedimento:

-Dal cartone ricavate, con un taglierino, una cornice della misura che preferite. Io ho scelto un formato che ricorda la polaroid, ma voi potete divertirvi a scegliere le forme che volete.

-Poggiate la cornice di cartone che avete ricavato, sul cartoncino e con una matita tracciatene la forma.

-Ritagliate il cartoncino lungo la forma presa, incollatelo sulla vostra cornice di cartone. Ricoprite il cartone sia fronte che retro.

-Divertitevi a decorare la cornice con le scritte, le decorazioni e le immagini che preferite!

-Per i photo booth:

Ritagliate le forme che preferite sul vostro cartoncino blu, decorate con glitter, paillettes e chi più ne ha, più ne metta! Infine, attaccate le forme ottenute e decorate sugli spiedini. 🙂

Ecco altre tipologie di cornici che ho realizzato nel tempo per vari eventi:

Pubblicato in: attività per bambini

Libro sensoriale fai da te per un bambino di prima

Questo libro nasce dall’esigenza di un supporto didattico personalizzato, che permettesse a Simone di seguire, insieme ai suoi compagni, la progettazione didattica della sua classe.

Grazie ad esso Simone ha imparato a leggere con l’uso di immagini/parole a lui più familiari. Simone, infatti, ama i topini, le moto, il cibo, la nonna e tante altre cose.

Il bambino è riuscito anche ad associare due concetti fondamentali ed in relazione tra loro: quantità e numero (inteso come segno grafico).

L’alunno ha, inoltre, collaborato alla realizzazione del suo libro per quanto riguarda la costruzione dell’albero di mele create con i tappi. La finalità è stata quella di permettergli l’associazione tra concetti matematici di base e lo sviluppo della capacità cubito-palmare (il bambino ha problemi di tono muscolare). Grazie all’esercizio del movimento avvita/svita è riuscito a migliorare la sua prestazione.

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Il bambino, nello specifico, è stato molto attratto dalla sezione rinominata “scienze”, dove presento la successione della crescita di un albero dal seme al frutto.

Infine, imitando il lupo alla caccia dei tre porcellini, e divertendosi, ha imparato a riconoscere le prime figure geometriche.

La realizzazione del libro richiede un po’ di tempo e svariato materiale. Il procedimento lo potete trovare qui: Come fare un libro sensoriale

A differenza dell’altro libro, in più qui ho utilizzato: tappi di bottiglie riciclati, tempere colorate, glitter, un foglio trasparente.

Grazie!

Buona creazione!

Angela Orlando ☼

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Niente e nessuno è perduto

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Sin da piccola ho avuto l’abitudine a non gettare via nulla, conservavo ogni cosa pensando che un giorno mi potesse tornare utile “perché non si sa mai”.
Molte volte, ancora oggi, capita che durante una passeggiata noto uno scatolo accantonato e dico:”Ooh stupendo questo scatolo!”, qualcuno in quel momento pensa che io sia matta perché in realtà quello scatolo è un semplice scatolo, ciò che mi appare stupendo è la sua trasformazione, l’immagine di quello che nella mia testa esso è già diventato. Devo dire che molti oggetti da me conservati sono stati utili a decorare, organizzare attività con i bambini, a costruire materiale didattico e a far sì che anche i miei alunni apprendessero l’arte del riutilizzo creativo. Spesso però mi sono sentita una persona veramente disordinata e confusa, insopportabile, con tutte queste buste nascoste qua e là, una per i barattolini di plastica, una per i nastrini, l’altra per la carta ed il cartone e la lista potrebbe continuare.

Ho scelto di condividere su questo blog, tra i tanti, un riciclo in particolare, quello dei fiori. Penso che questo riutilizzo sia tra i più artistici e poetici.

Tutto nacque un po’ di tempo fa, quando mi dispiaceva molto gettare via quel mazzo di fiori ricevuto in regalo, anche se appassiti, i fiori conservavano un fascino particolare, erano belli, un po’ più malinconici e meno luminosi, i colori da accesi e forti erano diventati tenui e delicati, ma erano ancora bellissimi. Allora uno ad uno li ho presi, osservati attentamente, di alcuni ho scelto i petali, altri li ho lasciati interi, mi sono lasciata sedurre, ispirare, li ho amati.

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Con essi ho decorato tante cose, ciò che preferisco sono i quadri che sono venuti fuori e quelli che verranno.

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I fiori hanno un’espressione particolare, come  un volto, qualche volta appaiono radiosi, altre sono come pensierosi, altre volte ancora malinconici o tristi, amo rispecchiarmi in ciascuno di essi. Grazie al loro riciclo ho anche pensato che forse questa mia abitudine nel non gettare via nulla, parte dal concetto che niente e nessuno è perduto per sempre, deriva da una sorta di atteggiamento di speranza. Ci perdiamo e ci ritroviamo, veniamo ritrovati da qualcuno. Tutto ciò che ci circonda non va perduto ma si trasforma, diventa altro da sé o riprende a vivere sotto altre forme. “Tutto ciò che vive deve rigenerarsi incessantemente: il Sole, l’essere vivente, la biosfera, la società, la cultura,l’amore.” (E.Morin, La testa ben fatta.)


Concetti come la trasformazione, la speranza e il tirar fuori le potenzialità, sono anche molto correlati alla mia idea di pedagogia, al mio:”Ohh stupendo questo scatolo!”
La “radicalità della speranza”, come scrive P. Freire, fa parte del bagaglio dell’educatore, consapevole che la realtà dell’ incompiutezza apre la strada al sogno, all’utopia e, concretamente, ad un’intenzionalità educativa da sperimentare ogni giorno nelle relazioni interpersonali e sociali e nella “ricerca permanente” (Freire, 2002, pp. 110-111).
La speranza si applica nei riguardi del singolo educando, per far fruttare le sue potenzialità latenti, per dare voce alla sua promessa implicita, per percorrere l’impervia strada dell’ “essere di più” nonostante le difficoltà.
La forza della speranza sta anche nel dare intensità all’attesa attiva, che evidenzia il valore della pazienza autentica come dimensione carica di energia trasformante “La pazienza non è mai conformismo. Vuol dire soltanto che il modo migliore per fare domani l’impossibile di oggi consiste nel fare oggi ciò che è possibile oggi” (Freire, 1979, p. 88)

La speranza è ciò che dovrebbe guidare l’azione dell’educatore, supportarlo, per fa sì che esca da schemi stereotipati e ripetitivi grazie alla capacità di immaginare e sognare, per edificarla, un’umanità nuova… un nuovo quadro, quello che verrà.

“Se non speri l’insperato, non lo troverai.” Eraclito

Bibliografia:
. Freire P. (2002), La pedagogia degli oppressi, Torino, EGA.
. Freire P. (1979), Pedagogia in cammino, Milano, Arnoldo Mondatori.

Pubblicato in: #decorazioni

Come realizzare una calza fai da te!

Realizzare questa calza non è molto difficile, il risultato è davvero carino e potete personalizzarla nel modo che più vi piace!

Vi serviranno:

– 2 fogli di Panno lenci (40×60) del colore che preferite;

– Avanzi di panno lenci o gomma crepla di diversi colori, in base a ciò che volete realizzare per decorare la calza;

– Un foglio di acetato trasparente;

– Perline, glitter, nastrini

– Colla a caldo, forbici, ago e filo

– Scegliete il tema che preferite, la vostra foto e BUON DIVERTIMENTO 🙂

Il procedimento lo trovate nel video che segue:

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Prendersi cura

E’ da un po’ che mi capita di riflettere su questo termine, l’ho fatto in diverse occasioni. Ho pensato alla cura mentre provavo un senso di benessere occupandomi dei tulipani o mentre cercavo di rendere più accogliente un ambiente, ho pensato alla cura, quella forse innata, mentre osservavo una bambina di pochi mesi dar da mangiare al suo cagnolino o quando sono stata accanto ad un bambino in difficoltà, mi sono sentita “curata” mentre qualcuno mi teneva la mano facendomi sentire più forte e quelle volte, poche, in cui mi sono concessa il tempo per un bagno caldo e la crema profumata.

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Ho pensato a tante cose e per questo scelgo di condividerle.

Prendersi cura è un atto di amore, di un amore che fa crescere, un amore creativo, è un gesto che modifica l’esistente generando bellezza. E’ un atto perché ci mette in moto. Ci prendiamo cura di diverse cose senza magari soffermarci a pensare, ci occupiamo delle persone che ci sono intorno, di chi amiamo, ci occupiamo dell’ambiente nel quale viviamo, della scrivania che usiamo al lavoro, di noi stessi. In tutte queste cose doniamo una parte di noi, forse la più bella, quella che ci appartiene e che sentiamo nostra.

Il curarsi di qualcuno o qualcosa lascia traccia di noi ma bisogna fare attenzione, osservare, ascoltare e capire. Avere rispetto. Non possiamo curare un tulipano donandogli le stesse cose che doneremmo ad una rosa, una rosa ha bisogno di un tempo diverso, di condizioni altre.

Bisogna tornare alla medicina della persona. Per curare qualcuno dobbiamo sapere chi è, che cosa pensa, che progetti ha, per che cosa gioisce e soffre. Dobbiamo far parlare il paziente della sua vita, non dei suoi disturbi. Oggi le cure sono fatte con un manuale di cemento armato:”Lei ha questo, faccia questo; ha quest’altro, prenda quest’altro”. Ma così non è curare. (Umberto Veronesi)

Spesso la cura, che è anche protezione, rischia di diventare iper protezione,”coprire perché nulla faccia male”. I luoghi in cui si pratica l’arte della cura devono essere luoghi di protezione ma non campane di vetro sotto cui riparare dalla vita, in questi luoghi prima o poi l’aria viene a mancare, c’è bisogno che diventino posti in cui la presenza degli altri rende più forti, più capaci di reggere l’urto, di affrontare le paure.

C’è ,infine, un’altra questione, quella del riconoscersi bisognoso di aiuto. Spesso manca il coraggio e l’umiltà di dirsi in difficoltà, manca il coraggio di chiedere, di lasciarsi andare, anche se sei “grande”. Ho incontrato tanti bambini, diversi adolescenti, persone, per il momento ho scoperto che coloro i quali più faticano a “farsi curare”, che rifiutano che qualcuno si occupi di loro, sono quelli più feriti, quelli che appaiono diffidenti e scostanti, dai quali puoi essere mandato anche a quel paese. Sono proprio loro che più di altri ne hanno bisogno, che non conoscono la cura di sé o degli altri, perché fino a quel momento la vita è stata così crudele da non permettergli di fare l’esperienza di qualcuno che si curasse di loro, che li amasse. Tutti abbiamo paura di ciò che inizialmente non conosciamo, o di ciò che ci ha ferito una o più volte, occorre farsi conoscere, non demordere, avere pazienza.

Prendersi cura e lasciarsi curare allora non sempre è semplice, bisogna anche fidarsi. Praticare l’amore che fa crescere.

Allora vorrei cambiare un verbo in questa frase così nota:“E’ il tempo che hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante” (Antoine de Saint-Exupery) in :”E’ il tempo che hai DONATO alla tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante”. Un atto d’amore non è mai tempo perso ma il suo opposto.

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Angela Orlando ☼