Pubblicato in: attività per bambini

Pannello sensoriale di Masha e Orso

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Un pannello o tavola sensoriale è un supporto che promuove la tendenza alla scoperta nel bambino, aiuta lo sviluppo della manualità, stimola le sensazioni tattili e se ideato con uno scenario che piace al vostro bambino lo diverte molto!

Ecco a voi la descrizione delle singole funzionalità del pannello da me ideato per una bambina di 11 mesi:

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Come realizzarlo?

Materiale:

-Un cartone rigido della misura che preferite;

-cartoncino azzurro;

-tempere e pennelli, colla a caldo, taglierino, forbici, pennarello indelebile nero;

-materiale da riciclo come: rotelle, spugnette, gomitoli di lana, una vecchia calcolatrice o telecomando, cerniera, stoffa, contenitori, paperella di gomma, campanellino, un vecchio specchietto;

-fil di ferro, perline non troppo piccole;

-amore e fantasia! 🙂

Procedimento:

-Ritagliare con il taglierino il cartone della misura che preferite, applicate un foglio di cartoncino azzurro su tutta la superficie con la colla a caldo;

-forate il cartone con le forbici e fate passare il fil di ferro con 10 perline da un’estremità fino all’altra per poi chiuderlo bene sul retro e renderlo sicuro (sempre sul retro) con uno strato di colla a caldo;

-disegnate, stampate o dipingete i personaggi preferiti dai vostri bambini per stimolare il loro interesse ed il loro divertimento;

-applicate con abbondante colla a caldo la rotella, la spugnetta, la calcolatrice o il telecomando, lo specchietto, i lacci, porte e scorci da scoprire;

-ho inserito sotto la cerniera una tasca, ricavandola da un foro nel cartone e della stoffa sul retro, in corrispondenza del foro. Aprendo la cerniera la bambina suonerà la campanella e troverà un paperella;

-ritagliate da scarti di stoffa, panno lenci o gomma crepla le lettere che formano il nome del vostro bambino e, più stimoli inserite, più saranno le abilità che il vostro bambino può sviluppare!

Una raccomandazione: quando il vostro bambino interagirà con questo pannello è opportuna la supervisione di un adulto.

BUONA CREAZIONE!

 

Se realizzate questa tavola o ne prendete spunto per realizzarne altre, potete mostrarmi foto/risultati sulla mia pagina Facebook : https://www.facebook.com/tryourcreativity/

 

Angela Orlando ☼

Pubblicato in: attività per bambini

Brainstorming per sviluppare la creatività e l’amore per l’arte

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Nel corso della mia breve esperienza nella scuola, ho adoperato più volte un mezzo che reputo efficace e molto versatile, per questo vorrei proporvelo: il brainstorming. Questa mezzo nasce come strategia decisionale di gruppo per la risoluzione di problemi, credo sia opportuno adoperarlo nella scuola per far cogliere l’importanza della collaborazione e dello scambio di idee.

Brainstorming è un termine inglese composto dalle parole brain (cervello) e storming (tempesta) e significa letteralmente tempesta di cervelli. Questa espressione è entrata nell’uso comune per indicare una modalità di lavoro di gruppo in cui viene sfruttato il gioco creativo dell’associazione di idee: la finalità è fare emergere diverse possibili alternative in vista della soluzione di un problema.
Ogni persona del gruppo è stimolata a produrre in modo creativo quante più idee in una sessione di lavoro: ogni pensiero è registrato e poi discusso all’interno del gruppo e solo in un secondo tempo viene eseguita una cernita qualitativa delle idee.
A coniare questo termine fu, alla fine degli anni Trenta, il pubblicitario Alex F. Osborne che stabilì le quattro regole principali di questa tecnica di lavoro: nessuna critica alle idee degli altri, benvenuti tutti i capovolgimenti di idea, la quantità prima di tutto, lavoro di perfezionamento su ogni idea. (Da http://www.focus.it)

Ho utilizzato questa strategia didattica due volte, una con i bambini di 8 anni, l’altra con gli adolescenti di 12 ed in entrambi i casi i risultati sono stati molto significativi. I miei obiettivi in questa proposta didattica sono stati quelli di: far sviluppare l’immaginazione; permettere agli alunni di cogliere le sensazioni provate alla visione di un quadro; osservare l’opera d’arte e comprenderne il messaggio; elaborare creativamente produzioni personali e condividerle. Con gli adolescenti, in più, la meta finale era quella di giungere alla creazione di un logo che caratterizzasse loro in quanto gruppo. Per entrambi, ho scelto l’opera di H. Matisse: La Danza.

L’arte è molto generosa, a seconda del nostro scopo, del messaggio che vogliamo lanciare, della riflessione da affrontare, della tematica funzionale ai bisogni dei nostri fruitori, ci mette a disposizione un universo di capolavori!

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Per far sì che un’attività risulti incisiva e che riusciamo ad ottenere i risultati desiderati, dobbiamo curare il contesto. L’ambiente in cui operiamo occupa una posizione importante, fondamentale, possiamo modificarlo nel modo più congeniale alle nostre esigenze e, soprattutto, a quelle dei nostri alunni!

  • Per tutto questo, prima di avviare l’attività, ho messo un po’ di musica classica di sottofondo e disposto i banchi in questo modo:

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Magari riuscissimo ad eliminare anche le sedie! Spesso rappresentano una costrizione, sulla sedia si è limitati a stare così come la sedia lo permette. Per osservare un’opera d’arte, sarebbe ancor più bello far portare agli alunni da casa dei teli, cuscini, disporli a terra e far sì che ciascuno occupi la posizione preferita.

  • Lasciamo che i nostri alunni osservino l’opera di Matisse per qualche minuto, ascoltando musica e stando in silenzio.
  • Dopo questo bel momento, a turno, ciascun alunno dovrà dire una parola, la prima che in quel momento gli passa per la mente. Ovviamente l’insegnante avrà anticipatamente spiegato cos’è il brainstorming e quali sono le sue regole. Ogni parola detta dagli alunni verrà scritta alla lavagna dall’insegnante/moderatore.

Ecco il risultato del brainstorming su “La Danza” sia dai bambini di 8 anni che da quelli di 12 :

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E’ significativo quanto, sia i bambini che i ragazzi, abbiano colto il messaggio di Matisse, seppur nulla sia stato anticipato loro sull’opera. E’ possibile notare, attraverso un confronto tra le due immagini in alto, che la prima cosa percepita dai fruitori, ciò che arriva forte a loro (come alla maggior parte delle persone che osservano “La Danza”) è il senso di unione, qualcuno comprende anche il senso di movimento, la danza, poi, solo per gli adolescenti (perché, a differenza dei bambini, loro hanno la consapevolezza di ciò che provano) si passa alle emozioni, c’è chi prova tristezza, forse perché i volti dei protagonisti sono rivolti verso il basso, o forse perché spesso l’arte è come uno “specchio elastico” che rimanda indietro, accentuandoli, gli stati emotivi provati in quel momento. Forte è anche l’attenzione sul corpo dei soggetti rappresentati dall’artista.

  • Dopo il brainstorming l’insegnante legge di getto, ad alta voce, le parole venute fuori, poi si passa alla riflessione di gruppo.
  • Infine, libero sfogo alla creatività, ciascun alunno, guidato dalle emozioni provate e dalle riflessioni da esse scaturite, ha a disposizione un foglio, matite, pastelli, ecc. per realizzare qualcosa.
  • L’ultimo momento è relativo alla spiegazione ed alla condivisione con tutto il gruppo di ciò che è stato creato.

Ecco alcune produzioni:

Grazie per l’attenzione, spero vi sia arrivata l’importanza di questo mezzo.

Se realizzate questa attività o ne prendete spunto per realizzarne altre, potete mostrarmi foto/risultati sulla mia pagina Facebook : https://www.facebook.com/tryourcreativity/

E’ bello condividere ed arricchirsi reciprocamente! Grazie!

Angela Orlando ☼

Pubblicato in: Pensieri

Il corpo. Elemento funzionale all’apprendimento

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Ricerche recenti nel campo delle neuroscienze hanno ampliato gli orizzonti di diversi ambiti della conoscenza. A tali studi rivolgono l’attenzione ricercatori di diverse discipline, come linguisti, pedagogisti, filosofi, e le possibili conseguenze dei diversi risultati iniziano ad essere usate in molti campi.
Dal punto di vista pedagogico ritengo che una sufficiente conoscenza del funzionamento del cervello, di “cosa avviene al suo interno” nel tempo, quando un individuo è a contatto con contesti, persone, strumenti e scoperte diverse, sia necessaria per costruire esperienze didattiche significative e stimolanti. Sia funzionale ad una didattica efficace e al passo con le recenti scoperte.

Quando la scienza cognitiva e le neuroscienze hanno imparato di più sul cervello e sulla mente umani, è diventato chiaro che il cervello non è uno strumento per finalità generiche. Il cervello e il corpo si sono evoluti insieme, cosicché il primo possa far funzionare il secondo in modo migliore. Gran parte del cervello è infatti preposta alla visione, al moto, alla comprensione spaziale, all’interazione sociale, alla coordinazione, alle emozioni, al linguaggio e al problem solving quotidiano. Tutto ciò che facciamo, che tocchiamo, con il quale abbiamo un’interazione lascia traccia nel nostro cervello, aiuta quest’ultimo a specializzarsi, a rispondere alle esigenze del corpo sin dal ventre materno. C’è globalità, interconnessione, parti che lavorano per un tutto e viceversa.

Esemplare è a questo riguardo uno studio condotto da Lakoff e Núñez, che analizzano l’embodied cognition in matematica affermando:“La matematica come la conosciamo è una matematica umana, un prodotto della mente umana. Da dove proviene la matematica? Proviene da noi. Noi la creiamo, ma non è arbitraria, ossia non è una semplice costruzione sociale contingente dal punto di vista storico. Ciò che rende la matematica non arbitraria è che essa utilizza i meccanismi concettuali di base della mente embodied, come essa si è
evoluta nel modo reale. La matematica è un prodotto della capacità neurali dei nostri cervelli, della natura dei nostri corpi, della nostra evoluzione, del nostro ambiente e della nostra lunga storia sociale e culturale.”

Questo, aggiungo io, non è relativo solo all’ambito matematico, ma tutto fa parte della nostra evoluzione e della nostra lunga storia sociale e culturale come il linguaggio, le concezioni sociali che abbiamo, la scrittura, i codici e gli strumenti che attualmente ci circondano. Infatti le ricerche del nuovo cognitivismo integrano la tesi che ogni cognizione sia incarnata e che anche le cognizioni superiori, che comportano un maggior grado di astrazione, siano l’elaborazione di esperienze corporee. Sviluppando, anche in direzioni innovative, le teorie della mente estesa (A. Clark, D. Chalmers,The extended mind, in Analysis, 58, 1997, pp. 10-23) incentrate sul ruolo dell’ambiente nell’attività mentale, negli studi sulla cognizione incarnata si è privilegiata la teoria della mente incarnata (F. Varela, E, Thompson, E. Rosch, The embodied mind,1991), ossia nei processi cognitivi oltre alle connessioni con il cervello si ritiene costitutiva la dipendenza dalle caratteristiche fisiche del corpo dell’agente (per una presentazione delle diverse teorie dell’embodiment, L. Shapiro, Embodied cognition, 2011, pp. 51-69).

Per tutto questo la scuola ha bisogno di porsi sempre più come un laboratorio di esperienze, dove gli insegnanti modificano il contesto in cui operano quotidianamente, finalizzandolo alle scoperte che gli alunni possono fare per raggiungere competenze.

Per esempio: se studiamo la geometria, costruiamo dei solidi, facciamoli trovare ai nostri alunni per osservarli, studiarli, toccarli, connettendoli alla realtà che ci circonda. In questo modo si sviluppa anche un “senso di appartenenza” alla conoscenza, la motivazione intrinseca (che è quella che conta) aumenta, ed i bambini saranno naturalmente stimolati alla scoperta ed alla ricerca. Questo vale anche per altri campi del sapere come la storia: trasformiamo la nostra aula in un laboratorio in cui i bambini possono costruire gli strumenti utilizzati dagli uomini primitivi se li stiamo studiando, dove possono vivere sulla loro pelle la storia, che ci appartiene, che magari drammatizzando la scena di un attacco di un bisonte ad una tribù di uomini, i nostri alunni possano avvertire sulla loro pelle quali siano state le esigenze dei nostri antenati.

Potrei continuare ancora con tanti esempi ma in questo articolo ci tenevo a far riflettere su ciò che facciamo quotidianamente nelle nostre aule e ciò che potremmo fare.

Lakoff e Núñez, inoltre, nella loro trattazione mostrano che gran parte del sistema visivo è attivo quando noi generiamo immagini mentali senza alcun input visivo e che anche persone non vedenti dalla nascita possono realizzare esperimenti di immaginazione visiva. Inoltre, il sistema visivo è legato al sistema motorio, attraverso la corteccia prefrontale (Rizzolatti, Fadiga, Gallese e Fogassi, 1996). Grazie a questa connessione, gli schemi motori possono essere utilizzati per tracciare all esterno schemi immagine con le mani e altre parti del corpo. Per esempio, si possono usare le mani per tracciare un contenitore visto o immaginato. Grazie a questo input, ho verificato personalmente quanto analizzato dai due studiosi ed osservando i miei alunni parlare e spiegarsi, ho notato che molti concetti, li hanno già costruiti nel corso della loro esperienza, semplicemente non ne sono consapevoli e non hanno ancora gli strumenti e le parole “di noi adulti” per spiegarsi.

spinta

Ecco un bambino che mentre tenta di spiegare come può fare a muoversi una navicella spaziale, simula con il corpo la spinta, concetto fisico che possiede, che ha costruito nei suoi 7 anni di esperienza, gli mancano solo le parole e la consapevolezza di ciò che sa.

centro cerchio

Quest’altro, invece, ci mostra e descrive cosa sia il centro del cerchio, avendo avuto semplicemente tra le mani per un po’ di tempo un foglio di carta ritagliato a forma di cerchio.

Credo che se lasciamo i bambini sperimentare, esprimersi e vivere esperienze con il proprio corpo, possano fare grandi scoperte. Ovviamente è la mediazione dell’insegnante che deve essere al centro, abile a condurre i bambini verso le scoperte che magari si era preposto, fornendo mediatori didattici adatti al suo obiettivo.

Diamo voce ai bambini, forniamo loro la consapevolezza dei concetti che già posseggono, consolidiamo queste conoscenze con esperienze significative.

Angela Orlando ☉

Pubblicato in: attività per bambini

Schema corporeo alla scuola dell’infanzia: attività coinvolgenti

Oggi vi propongo questo progetto da me ideato anni fa. A farmi capire che è stato un progetto valido, sono stati i bambini ai quali è stato rivolto, che, a distanza di 3 anni, rivedendomi, hanno esclamato:”Ma tu sei la maestra che è stata con noi all’asilo! Quella di Giovannino!”

Tra un po’ capirete Giovannino chi è.

PREMESSA:

Durante gli anni della scuola dell’infanzia il bambino articola progressivamente la propria identità e diventa consapevole del proprio corpo, della propria personalità e dello stare con gli altri. Per rendere queste scoperte e consapevolezze più vicine al mondo del bambino, più adatte ai loro interessi e, coinvolgendo tutti i campi di esperienza, vi propongo queste attività correlate tra loro, da svolgere in giornate diverse, che sviluppano la competenza intesa in modo globale ed unitario a questa età.

Ascolto, visione e drammatizzazione:

  • Tutto parte dalla visione di questa video storia, montata da me anni fa: video 

“La passeggiata di un distratto” è un racconto scritto da Gianni Rodari che narra di “Giovannino”, un bambino talmente distratto, da lasciare le sue parti del corpo sparse per strada. I bambini possono guardare il video una o più volte e successivamente drammatizzare la storia, indossando gli indumenti che avremmo preparato prima in questo modo:

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CACCIA AL TESORO:

  • I bambini osservano il manichino di Giovannino che le insegnanti hanno precedentemente costruito mancando volontariamente alcune parti del corpo:20150303_101714.jpg

 

 

Le parti del corpo mancanti vengono nascoste nella palestra della scuola e si da avvio ad una “caccia al tesoro”. Se preferite la caccia al tesoro può diventare guidata in questo modo:

I bambini vengono disposti in 2 gruppi: osservatori e cacciatori che poi si scambieranno di ruolo. I giocatori seguiranno delle indicazioni es: 5 passi avanti, 2 passi indietro, prosegui verso la capanna, ecc ecc.. e gli osservatori dovranno controllare che vengano effettuati correttamente i movimenti con l’aiuto delle insegnanti.

Ogni parte del corpo di Giovannino che verrà trovata sarà messa al suo posto con i ferma campioni o la colla.

 

 

LO SPECCHIO:

  • Lo specchio è un oggetto della vita quotidiana con cui i bambini si incontrano spesso; anche da piccolissimi la loro immagine riflessa desta notevole curiosità. Davanti allo specchio poi si costruiscono anche un’immagine di sé. L’insegnante invita i bambini a guardarsi allo specchio e a descriversi, a poco a poco il viso acquista una sua identità complessa fatta di particolari che lo compongono, la verbalizzazione aiuta a mettere in ordine le percezioni, “… sono io, sono fatto cosi, ho gli occhi belli e colorati, ho i capelli che vengono in giù …”. Ma la rappresentazione richiede un ulteriore processo: ogni bambino dovrà seguire il contorno del proprio viso e pitturarlo direttamente sullo specchio con pennello e tempere, in seguito porrà un foglio bianco su dipinto e lo comprimerà molto bene e lo solleverà e sul foglio rimarrà impresso il suo ritratto.

 

IL CONTORNO DEL NOSTRO CORPO:

  • Viene scelto un bambino da far stendere sulla carta sotto parato, le insegnanti tracciano la sua sagoma ed i bambini tutti insieme dipingono la sagoma del compagno, riconoscendo di volta in volta le parti che la compongono.

 

DISEGNO GUIDATO:

  • Viene distribuito un foglio bianco ad ogni bambino. L’insegnante alla lavagna traccia (descrivendo ciò che sta disegnando) la figura umana. Contemporaneamente i bambini e le bambine, seguendo le indicazioni, provano a fare la stessa cosa.

 

LA PASTA DI SALE ROSA:

  • I bambini impastano, annusano, sperimentano la pasta di sale e la colorano di rosa. Ciascun bambino avrà la sua parte di pasta di sale e costruirà il suo omino cercando di seguire lo schema corporeo.

 

 

Permettetemi di consigliarvi solo una cosa: non temete  che i bambini possano sporcarsi, sarà il segno evidente che hanno sperimentato con tutto il loro corpo!

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🙂

 

Angela Orlando ☼