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Come realizzare una calza fai da te!

Realizzare questa calza non è molto difficile, il risultato è davvero carino e potete personalizzarla nel modo che più vi piace!

Vi serviranno:

– 2 fogli di Panno lenci (40×60) del colore che preferite;

– Avanzi di panno lenci o gomma crepla di diversi colori, in base a ciò che volete realizzare per decorare la calza;

– Un foglio di acetato trasparente;

– Perline, glitter, nastrini

– Colla a caldo, forbici, ago e filo

– Scegliete il tema che preferite, la vostra foto e BUON DIVERTIMENTO 🙂

Il procedimento lo trovate nel video che segue:

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Prendersi cura

E’ da un po’ che mi capita di riflettere su questo termine, l’ho fatto in diverse occasioni. Ho pensato alla cura mentre provavo un senso di benessere occupandomi dei tulipani o mentre cercavo di rendere più accogliente un ambiente, ho pensato alla cura, quella forse innata, mentre osservavo una bambina di pochi mesi dar da mangiare al suo cagnolino o quando sono stata accanto ad un bambino in difficoltà, mi sono sentita “curata” mentre qualcuno mi teneva la mano facendomi sentire più forte e quelle volte, poche, in cui mi sono concessa il tempo per un bagno caldo e la crema profumata.

tulipani

Ho pensato a tante cose e per questo scelgo di condividerle.

Prendersi cura è un atto di amore, di un amore che fa crescere, un amore creativo, è un gesto che modifica l’esistente generando bellezza. E’ un atto perché ci mette in moto. Ci prendiamo cura di diverse cose senza magari soffermarci a pensare, ci occupiamo delle persone che ci sono intorno, di chi amiamo, ci occupiamo dell’ambiente nel quale viviamo, della scrivania che usiamo al lavoro, di noi stessi. In tutte queste cose doniamo una parte di noi, forse la più bella, quella che ci appartiene e che sentiamo nostra.

Il curarsi di qualcuno o qualcosa lascia traccia di noi ma bisogna fare attenzione, osservare, ascoltare e capire. Avere rispetto. Non possiamo curare un tulipano donandogli le stesse cose che doneremmo ad una rosa, una rosa ha bisogno di un tempo diverso, di condizioni altre.

Bisogna tornare alla medicina della persona. Per curare qualcuno dobbiamo sapere chi è, che cosa pensa, che progetti ha, per che cosa gioisce e soffre. Dobbiamo far parlare il paziente della sua vita, non dei suoi disturbi. Oggi le cure sono fatte con un manuale di cemento armato:”Lei ha questo, faccia questo; ha quest’altro, prenda quest’altro”. Ma così non è curare. (Umberto Veronesi)

Spesso la cura, che è anche protezione, rischia di diventare iper protezione,”coprire perché nulla faccia male”. I luoghi in cui si pratica l’arte della cura devono essere luoghi di protezione ma non campane di vetro sotto cui riparare dalla vita, in questi luoghi prima o poi l’aria viene a mancare, c’è bisogno che diventino posti in cui la presenza degli altri rende più forti, più capaci di reggere l’urto, di affrontare le paure.

C’è ,infine, un’altra questione, quella del riconoscersi bisognoso di aiuto. Spesso manca il coraggio e l’umiltà di dirsi in difficoltà, manca il coraggio di chiedere, di lasciarsi andare, anche se sei “grande”. Ho incontrato tanti bambini, diversi adolescenti, persone, per il momento ho scoperto che coloro i quali più faticano a “farsi curare”, che rifiutano che qualcuno si occupi di loro, sono quelli più feriti, quelli che appaiono diffidenti e scostanti, dai quali puoi essere mandato anche a quel paese. Sono proprio loro che più di altri ne hanno bisogno, che non conoscono la cura di sé o degli altri, perché fino a quel momento la vita è stata così crudele da non permettergli di fare l’esperienza di qualcuno che si curasse di loro, che li amasse. Tutti abbiamo paura di ciò che inizialmente non conosciamo, o di ciò che ci ha ferito una o più volte, occorre farsi conoscere, non demordere, avere pazienza.

Prendersi cura e lasciarsi curare allora non sempre è semplice, bisogna anche fidarsi. Praticare l’amore che fa crescere.

Allora vorrei cambiare un verbo in questa frase così nota:“E’ il tempo che hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante” (Antoine de Saint-Exupery) in :”E’ il tempo che hai DONATO alla tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante”. Un atto d’amore non è mai tempo perso ma il suo opposto.

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Angela Orlando ☼

 

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Il corpo. Elemento funzionale all’apprendimento

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Ricerche recenti nel campo delle neuroscienze hanno ampliato gli orizzonti di diversi ambiti della conoscenza. A tali studi rivolgono l’attenzione ricercatori di diverse discipline, come linguisti, pedagogisti, filosofi, e le possibili conseguenze dei diversi risultati iniziano ad essere usate in molti campi.
Dal punto di vista pedagogico ritengo che una sufficiente conoscenza del funzionamento del cervello, di “cosa avviene al suo interno” nel tempo, quando un individuo è a contatto con contesti, persone, strumenti e scoperte diverse, sia necessaria per costruire esperienze didattiche significative e stimolanti. Sia funzionale ad una didattica efficace e al passo con le recenti scoperte.

Quando la scienza cognitiva e le neuroscienze hanno imparato di più sul cervello e sulla mente umani, è diventato chiaro che il cervello non è uno strumento per finalità generiche. Il cervello e il corpo si sono evoluti insieme, cosicché il primo possa far funzionare il secondo in modo migliore. Gran parte del cervello è infatti preposta alla visione, al moto, alla comprensione spaziale, all’interazione sociale, alla coordinazione, alle emozioni, al linguaggio e al problem solving quotidiano. Tutto ciò che facciamo, che tocchiamo, con il quale abbiamo un’interazione lascia traccia nel nostro cervello, aiuta quest’ultimo a specializzarsi, a rispondere alle esigenze del corpo sin dal ventre materno. C’è globalità, interconnessione, parti che lavorano per un tutto e viceversa.

Esemplare è a questo riguardo uno studio condotto da Lakoff e Núñez, che analizzano l’embodied cognition in matematica affermando:“La matematica come la conosciamo è una matematica umana, un prodotto della mente umana. Da dove proviene la matematica? Proviene da noi. Noi la creiamo, ma non è arbitraria, ossia non è una semplice costruzione sociale contingente dal punto di vista storico. Ciò che rende la matematica non arbitraria è che essa utilizza i meccanismi concettuali di base della mente embodied, come essa si è
evoluta nel modo reale. La matematica è un prodotto della capacità neurali dei nostri cervelli, della natura dei nostri corpi, della nostra evoluzione, del nostro ambiente e della nostra lunga storia sociale e culturale.”

Questo, aggiungo io, non è relativo solo all’ambito matematico, ma tutto fa parte della nostra evoluzione e della nostra lunga storia sociale e culturale come il linguaggio, le concezioni sociali che abbiamo, la scrittura, i codici e gli strumenti che attualmente ci circondano. Infatti le ricerche del nuovo cognitivismo integrano la tesi che ogni cognizione sia incarnata e che anche le cognizioni superiori, che comportano un maggior grado di astrazione, siano l’elaborazione di esperienze corporee. Sviluppando, anche in direzioni innovative, le teorie della mente estesa (A. Clark, D. Chalmers,The extended mind, in Analysis, 58, 1997, pp. 10-23) incentrate sul ruolo dell’ambiente nell’attività mentale, negli studi sulla cognizione incarnata si è privilegiata la teoria della mente incarnata (F. Varela, E, Thompson, E. Rosch, The embodied mind,1991), ossia nei processi cognitivi oltre alle connessioni con il cervello si ritiene costitutiva la dipendenza dalle caratteristiche fisiche del corpo dell’agente (per una presentazione delle diverse teorie dell’embodiment, L. Shapiro, Embodied cognition, 2011, pp. 51-69).

Per tutto questo la scuola ha bisogno di porsi sempre più come un laboratorio di esperienze, dove gli insegnanti modificano il contesto in cui operano quotidianamente, finalizzandolo alle scoperte che gli alunni possono fare per raggiungere competenze.

Per esempio: se studiamo la geometria, costruiamo dei solidi, facciamoli trovare ai nostri alunni per osservarli, studiarli, toccarli, connettendoli alla realtà che ci circonda. In questo modo si sviluppa anche un “senso di appartenenza” alla conoscenza, la motivazione intrinseca (che è quella che conta) aumenta, ed i bambini saranno naturalmente stimolati alla scoperta ed alla ricerca. Questo vale anche per altri campi del sapere come la storia: trasformiamo la nostra aula in un laboratorio in cui i bambini possono costruire gli strumenti utilizzati dagli uomini primitivi se li stiamo studiando, dove possono vivere sulla loro pelle la storia, che ci appartiene, che magari drammatizzando la scena di un attacco di un bisonte ad una tribù di uomini, i nostri alunni possano avvertire sulla loro pelle quali siano state le esigenze dei nostri antenati.

Potrei continuare ancora con tanti esempi ma in questo articolo ci tenevo a far riflettere su ciò che facciamo quotidianamente nelle nostre aule e ciò che potremmo fare.

Lakoff e Núñez, inoltre, nella loro trattazione mostrano che gran parte del sistema visivo è attivo quando noi generiamo immagini mentali senza alcun input visivo e che anche persone non vedenti dalla nascita possono realizzare esperimenti di immaginazione visiva. Inoltre, il sistema visivo è legato al sistema motorio, attraverso la corteccia prefrontale (Rizzolatti, Fadiga, Gallese e Fogassi, 1996). Grazie a questa connessione, gli schemi motori possono essere utilizzati per tracciare all esterno schemi immagine con le mani e altre parti del corpo. Per esempio, si possono usare le mani per tracciare un contenitore visto o immaginato. Grazie a questo input, ho verificato personalmente quanto analizzato dai due studiosi ed osservando i miei alunni parlare e spiegarsi, ho notato che molti concetti, li hanno già costruiti nel corso della loro esperienza, semplicemente non ne sono consapevoli e non hanno ancora gli strumenti e le parole “di noi adulti” per spiegarsi.

spinta

Ecco un bambino che mentre tenta di spiegare come può fare a muoversi una navicella spaziale, simula con il corpo la spinta, concetto fisico che possiede, che ha costruito nei suoi 7 anni di esperienza, gli mancano solo le parole e la consapevolezza di ciò che sa.

centro cerchio

Quest’altro, invece, ci mostra e descrive cosa sia il centro del cerchio, avendo avuto semplicemente tra le mani per un po’ di tempo un foglio di carta ritagliato a forma di cerchio.

Credo che se lasciamo i bambini sperimentare, esprimersi e vivere esperienze con il proprio corpo, possano fare grandi scoperte. Ovviamente è la mediazione dell’insegnante che deve essere al centro, abile a condurre i bambini verso le scoperte che magari si era preposto, fornendo mediatori didattici adatti al suo obiettivo.

Diamo voce ai bambini, forniamo loro la consapevolezza dei concetti che già posseggono, consolidiamo queste conoscenze con esperienze significative.

Angela Orlando ☉

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Come decorare cassette di legno porta oggetti

Realizzare queste cassette richiede un po’ di pazienza ma sono un elemento d’arredo davvero carino. Potete in questo modo riciclare, divertirvi ed ottenere un utile oggetto che farà innamorare chi lo osserva 🙂

Materiale:

-Cassetta di legno:

-2 fogli di panno lenci marrone (o del colore che preferite) per ricoprire la cassa (volendo potete pitturarla);

-panno lenci rosso, rosa chiaro, arancio scuro o dei colori che preferite (anche avanzi di panno lenci per i dettagli);

-occhi mobili;

-colla a caldo, forbici, matita, cartamodelli dei soggetti che preferite (io ho utilizzato gufi ed uccellini);

-materiale da riciclo per i dettagli (io ho utilizzato legnetti, fiori secchi e nastrini).

Procedimento:

Per il rivestimento della cassa

-Poggiate la cassa di legno sul primo foglio in panno lenci del colore che avete scelto per la copertura;

-tracciate accuratamente con una matita la sagoma delle staffe della cassa sul foglio in panno per prendere la misura di ciascuna staffa di legno;

-procedete allo stesso modo per le 4 facce laterali della cassa;

-ritagliate le strisce di panno lenci della forma/misura che avete tracciato a matita ed incollatele con la colla a caldo una alla volta sulle rispettive staffe.

Per la decorazione

-Disegnate un grande cuore sul panno lenci rosa chiaro o beige, ritagliatelo ed incollatelo con la colla a caldo su una faccia della cassa;

-riportate sul panno lenci del colore che avete scelto per i soggetti il cartamodello del gufo/uccellino o qualunque soggetto preferite:

-divertitevi a realizzare le ali ed i dettagli come più vi piacciono (io ho aggiunto le ciglia alla gufetta, il cappello al gufo e all’uccellino, i fiocchetti, i rami, fiori secchi ecc..)

-per le roselline sui rami, ritagliate sul pannolenci rosso una “chiocciola” ondulata in questo modo:

arrotolate la vostra “chiocciola” su sé stessa dalla parte più esterna a quella più interna ottenendo la rosellina:

-incollate le roselline sui rami ed avrete concluso la vostra opera!

Buon divertimento!!!

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Decorazioni Natalizie con bastoncini di legno: come crearle

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Per realizzare queste decorazioni natalizie, per la vostra casa o a scuola con i bambini, serviranno pochi strumenti:

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-Bastoncini di legno;

-Panno lenci ed occhi mobili (per gli uccellini);

-Forbici, colla a caldo, tempera dei colori che preferite, pennelli; materiale da riciclo per decorare.

-Brillantini dei colori adatti al vostro albero di Natale.

Procedimento:

-Allineate 8 bastoncini piccoli in questo modo:

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-Dividete in due, tagliando in obliquo, un bastoncino di legno più grande (per simulare il tetto della nostra casina) e ponetelo sulla parte superiore dei vostri bastoncini in fila. Segnate il punto in cui ritagliare i bastoncini in eccesso. In questo modo:

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-Adesso, per tenere insieme la struttura, incollate alcuni bastoncini così:

-Incollate anche il tetto:

-La vostra casina è costruita! Potete divertirvi a decorarla nei modi che preferite!

Io ne ho preparate tre d’esempio, con i colori che stanno bene sul mio albero e che vi mostro:

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-Ho dipinto la parete della casina di giallo, bagnando leggermente il pennello e scaricandolo in questo modo (per dare un effetto più rustico):

-Ho poi dipinto il tetto di rosso, applicato i glitter ed incollato un pezzetto di bastoncino per posizionare l’uccellino di panno lenci:

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-Ho realizzato l’uccellino, riportando l’immagine che segue su del panno lenci, ritagliando ed inserendo i dettagli:

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-Ho assemblato il tutto e terminato con del nastrino per agganciare la decorazione:

2) Casina con finestra

Per realizzarla ho utilizzato lo stesso metodo descritto in alto, in più, ho tagliato due bastoncini per ricreare il buco della finestra. Per la tendina, ho utilizzato un vecchio pezzo di stoffa che conteneva dei confetti. Ecco la decorazione fronte/retro:

3) Infine ho creato un ultima decorazione più romantica. In questa casina ho applicato due uccellini ed un ramoscello secco. Vi svelo un segreto: più dettagli inserite nelle vostre decorazioni, più il risultato ottenuto sarà carino ed originale!

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Angela Orlando ☼

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Come fare un libro sensoriale con lettere, numeri e forme

 

Lo scorso anno, mi sono messa in gioco per una bambina con la sindrome di down, che all’età di sette anni, frequentava ancora la scuola dell’infanzia. Il mio obiettivo è stato quello di portarla alla scuola primaria preparandola ad essa, ho provato con diverse strategie didattiche e con l’aiuto di questo libro, ci sono riuscita! E’ stato il supporto che ha maggiormente catturato il suo interesse e che ha custodito gelosamente. Per questo ve lo consiglio!

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MATERIALE per creare il mio libro sensoriale:

-Fogli di panno lenci per le pagine (da ogni foglio della misura di 40cm x 60cm ho ricavato 4 pagine), è preferibile scegliere i colori che più piacciono ai bambini ai quali il libro è rivolto;

-Un foglio di gomma crepla per la copertina;

-Letterine adesive e numeri

-Filo di spago e velcro

-Immagini (ape, casa, barca…) stampate e plastificate. Io utilizzo un metodo di plastificazione fai da te :). Stampo semplicemente le immagini delle quali ho bisogno su dei fogli, poi dispongo lo scotch trasparente sia sul davanti che sul dietro del foglio.

-Mollettine di legno

-Fil di ferro, forbici, colla a caldo, pennarelli, materiale da riciclo come perline, codini, nastrini, fiori finti, vecchi jeans.

PROCEDIMENTO:

-Ricavate, ritagliando da ogni foglio di panno lenci (40×60), quattro rettangoli che saranno le pagine del vostro libro (a me ogni pagina è della misura di 23cm x 24cm); della stessa misura, ricavate anche la copertina iniziale e quella finale.

-Ritagliate, con delle forbici piccole, quattro buchetti equidistanti su ciascuna pagina, cercando di far combaciare ciascun buchetto di un foglio con i buchetti degli altri fogli. Questa operazione servirà per rilegare il vostro libro facendo passare, in ciascun buco, dello spago (se preferite potete sostituire allo spago, dei nastrini).

-Decorate la copertina come meglio preferite, divertendovi!

-Adesso occupatevi della creazione delle pagine con le letterine dell’alfabeto. Attaccate tre letterine alla sinistra di ogni pagina, con la colla a caldo, all’estremità di ciascuna lettera, inserite un filo di spago. Dall’altra estremità del filo di spago, attaccate (sempre con la colla a caldo perché istantanea) la stessa letterina. ATTENZIONE le letterine che incollate sull’estremità a  destra del vostro spago, devono essere mobili, ovvero, non attaccate alla pagina.

-Ciascuna letterina mobile ora, dovrà avere sul retro un po’ di velcro (inserite la parte ruvida sulle letterine mobili, la parte morbida andrà a destra della pagina) in questo modo:

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Questa operazione andrà effettuata per ciascuna letterina e richiederà un po’ di pazienza ma il risultato ne vale davvero la pena!

-Infine incollate le immagini plastificate sulla destra dei vostri fogli, la scritta con i pennarelli ed attaccate la parte di velcro morbida sulla sagoma della lettera che avrete tracciato con il pennarello.

-Per realizzare le pagine dei numeri, ritagliate dei rettangolini e dei cuoricini in panno lenci, tagliate un po’ di fil di ferro;

-Incollate i rettangoli di panno lenci a destra del foglio, inserendo sotto di essi un’estremità di fil di ferro e sopra di essi i numeri da 1 a 10.

-Inserite nel fil di ferro perline o codini della quantità indicata dal numero. A sinistra della vostra pagina, attaccate i cuoricini incollando sotto di essi l’altra estremità del fil di ferro.

-Per le pagine delle figure geometriche, ritagliate una tasca di un vecchio jeans ed incollatela su una pagina a sinistra del vostro libro, decoratela con del nastrino;

-Sulla pagina a destra, disegnate un paesaggio con delle figure geometriche semplici, io ho preferito una casina con il sole.

-Ritagliate poi le figure geometriche in panno lenci, della stessa dimensione di quelle che avete disegnato sulla pagina a destra. Inserite infine il velcro sia sul retro delle vostre figure geometriche sia sulla pagina a destra.

La rilegatura con i buchi ed il filo di spago è molto comoda per ampliare successivamente il vostro libro. Io infatti, le pagine con le mollette numerate e quella con la scarpetta da allacciare, le ho inserite successivamente, in base alle esigenze di Serena. Allacciare e inserire i nastrini sotto le mollette numerate sono attività particolarmente indicate per lo sviluppo della motricità fine.

Vi lascio con un paio di foto di Serena promossa alla scuola primaria!

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GIOIA, SODDISFAZIONE, AMORE

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ANGELA ORLANDO ☼

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LIBRIAMOCI! ♡

“Io non lo so
Quanto tempo abbiamo
Quanto ne rimane
Io non lo so
Che cosa ci può stare
Io non lo so
Chi c’è dall’altra parte
Non lo so per certo
So che ogni nuvola è diversa
So che nessuno è come te

Sono sempre i sogni a dare forma al mondo
Sono sempre i sogni a fare la realtà
Sono sempre i sogni a dare forma al mondo
E sogna chi ti dice che non è così
E sogna chi non crede che sia tutto qui…” (L. Ligabue)

Grazie ad una grande donna che ha ancora la capacità di sperare e di sognare, questa settimana sono stata coinvolta in un’avventura stupenda, dalla quale ho imparato tanto. Questa esperienza mi ha aperto ancora una strada nuova verso la comprensione del mondo dei bambini, per questo, scelgo di raccontarvela.

Sono diventata la fatina della diversità per i bambini dell’istituto Don Lorenzo Milani (Quarto, NA)
Ho avuto l’onore di aprire, nel teatro della scuola, “Libriamoci”, la settimana dedicata alla promozione della lettura che ogni anno ha un tema diverso. Quest’ anno, oggetto di questa esperienza, è stato l’inclusione.

Ho progettato ed indossato i panni della fatina Arcobaleno.

Arcobaleno è una fata che ha perso la voce a causa di un incantesimo. Saper parlare era fondamentale per lei, perché il suo ruolo era raccontare storie a tutti gli abitanti del suo regno.

I bambini dell’ Istituto sono così stati coinvolti in un’esperienza di conforto ed aiuto alla fatina, le hanno insegnato la lingua dei segni ed hanno capito che ci sono tantissimi e diversi modi per narrare storie!

Il giorno seguente la fatina è ritornata con la voce! A restituirgliela sono stati il supporto e la magia dei tanti bambini incontrati il giorno prima. Per ringraziarli, la fata decide di raccontare una favola in ogni classe. Ovviamente sono state scelte favole dalla morale inclusiva ed adatte alle età dei diversi alunni. Perché è proprio vero, c’è una favola per ogni età.

È stato entrando nelle classi che ho vissuto la meraviglia dello stupore dei bambini:”Sei una fata vera!?” molti hanno esclamato con sorpresa.

Ho capito che i nostri bambini, che tendiamo a rendere adulti sempre più presto, hanno l’esigenza di sognare, di volare con la fantasia, ne avvertono il bisogno, lo so perché quando ho tolto i vestiti della fata Arcobaleno e sono ritornata semplicemente Angela, mentre ritornavo a casa, ho incontrato uno degli alunni dell’Istituto che mi ha salutata dicendo:”CIAO FATINA!”

Ho fatto esperienza del loro grande e trasparente mondo interno quando, raccontando la favola di un gigante temuto da tutti, solo perché gigante, un bambino ha esclamato:”SE È COSÌ GIGANTE ANCHE IL SUO CUORE È PIÙ GRANDE!” …lasciandomi senza parole.

“Oggi la gente ti giudica per quale immagine hai, vede soltanto le maschere, non sa nemmeno chi sei..” canta Marco Mengoni. Cito questa frase perché una bambina, sempre in merito alla storia del gigante che tutti evitavano, alla mia domanda:”Possiamo aver paura di una persona se non la conosciamo?” mi ha risposto:”E’ COME IL CIBO, SE NON LO ASSAGGI NON LO SAI COM È.”

Ad un certo punto poi, questa favola ha dato avvio ad una discussione introspettiva. Il gigante della nostra storia, innamorato di una fanciulla, arriva a bere una soluzione per diventare “normale”. La fanciulla però non lo riconosce più. Si era innamorata anch’ella del gigante, ma per come lui era. La mediazione didattica ha così portato i bambini davanti alla bacchetta della fatina per parlare degli aspetti che avrebbero potuto modificare del loro carattere, per piacere ai loro amici, ma che non li avrebbero più resi loro stessi. Gli alunni hanno compreso che ci sono caratteristiche che possiamo migliorare in noi, se ledono il rispetto degli altri, ma ci sono anche tante qualità che ci rendono speciali così come siamo, ci colmano di unicità e che è bello conservare.

Ciò che ho vissuto con questa esperienza non è altro che ciò che studiò Bettelheim partendo dall’idea del bisogno di magia del bambino, dall’importanza della fantasia e di come questa lo aiuti a crescere. Lo studioso ribadisce l’importanza delle fiabe poiché potenziano la creatività, dando spazio al gioco semantico e segnico.

Le fiabe, secondo Bettelheim, catturano l’attenzione dei bambini, li divertono, suscitano il loro interesse e stimolano la loro attenzione.

Le fiabe, poiché parlano il linguaggio della fantasia, che è lo stesso del bambino, e sono al di fuori del tempo e dello spazio, evocano situazioni che consentono al bambino, identificandosi con i personaggi e partecipando emotivamente alla storia, di affrontare ed elaborare le reali difficoltà della propria esistenza.

Esse, inoltre, sono utili perchè elaborano l’inconscio e aiutano a tradurre in immagini visive gli stati interiori: «La fiaba, mentre intrattiene il bambino, gli permette di conoscersi, e favorisce lo sviluppo della sua personalità. Essa offre significato a livelli così diversi, e arricchisce l’esistenza del bambino in tanti modi diversi, che non basta un solo libro a rendere giustizia della quantità e della varietà dei contributi apportati da queste storie alla vita del bambino». (Bettelheim)

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Schema corporeo alla scuola dell’infanzia: attività coinvolgenti

Oggi vi propongo questo progetto da me ideato anni fa. A farmi capire che è stato un progetto valido, sono stati i bambini ai quali è stato rivolto, che, a distanza di 3 anni, rivedendomi, hanno esclamato:”Ma tu sei la maestra che è stata con noi all’asilo! Quella di Giovannino!”

Tra un po’ capirete Giovannino chi è.

PREMESSA:

Durante gli anni della scuola dell’infanzia il bambino articola progressivamente la propria identità e diventa consapevole del proprio corpo, della propria personalità e dello stare con gli altri. Per rendere queste scoperte e consapevolezze più vicine al mondo del bambino, più adatte ai loro interessi e, coinvolgendo tutti i campi di esperienza, vi propongo queste attività correlate tra loro, da svolgere in giornate diverse, che sviluppano la competenza intesa in modo globale ed unitario a questa età.

Ascolto, visione e drammatizzazione:

  • Tutto parte dalla visione di questa video storia, montata da me anni fa: video 

“La passeggiata di un distratto” è un racconto scritto da Gianni Rodari che narra di “Giovannino”, un bambino talmente distratto, da lasciare le sue parti del corpo sparse per strada. I bambini possono guardare il video una o più volte e successivamente drammatizzare la storia, indossando gli indumenti che avremmo preparato prima in questo modo:

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CACCIA AL TESORO:

  • I bambini osservano il manichino di Giovannino che le insegnanti hanno precedentemente costruito mancando volontariamente alcune parti del corpo:20150303_101714.jpg

 

 

Le parti del corpo mancanti vengono nascoste nella palestra della scuola e si da avvio ad una “caccia al tesoro”. Se preferite la caccia al tesoro può diventare guidata in questo modo:

I bambini vengono disposti in 2 gruppi: osservatori e cacciatori che poi si scambieranno di ruolo. I giocatori seguiranno delle indicazioni es: 5 passi avanti, 2 passi indietro, prosegui verso la capanna, ecc ecc.. e gli osservatori dovranno controllare che vengano effettuati correttamente i movimenti con l’aiuto delle insegnanti.

Ogni parte del corpo di Giovannino che verrà trovata sarà messa al suo posto con i ferma campioni o la colla.

 

 

LO SPECCHIO:

  • Lo specchio è un oggetto della vita quotidiana con cui i bambini si incontrano spesso; anche da piccolissimi la loro immagine riflessa desta notevole curiosità. Davanti allo specchio poi si costruiscono anche un’immagine di sé. L’insegnante invita i bambini a guardarsi allo specchio e a descriversi, a poco a poco il viso acquista una sua identità complessa fatta di particolari che lo compongono, la verbalizzazione aiuta a mettere in ordine le percezioni, “… sono io, sono fatto cosi, ho gli occhi belli e colorati, ho i capelli che vengono in giù …”. Ma la rappresentazione richiede un ulteriore processo: ogni bambino dovrà seguire il contorno del proprio viso e pitturarlo direttamente sullo specchio con pennello e tempere, in seguito porrà un foglio bianco su dipinto e lo comprimerà molto bene e lo solleverà e sul foglio rimarrà impresso il suo ritratto.

 

IL CONTORNO DEL NOSTRO CORPO:

  • Viene scelto un bambino da far stendere sulla carta sotto parato, le insegnanti tracciano la sua sagoma ed i bambini tutti insieme dipingono la sagoma del compagno, riconoscendo di volta in volta le parti che la compongono.

 

DISEGNO GUIDATO:

  • Viene distribuito un foglio bianco ad ogni bambino. L’insegnante alla lavagna traccia (descrivendo ciò che sta disegnando) la figura umana. Contemporaneamente i bambini e le bambine, seguendo le indicazioni, provano a fare la stessa cosa.

 

LA PASTA DI SALE ROSA:

  • I bambini impastano, annusano, sperimentano la pasta di sale e la colorano di rosa. Ciascun bambino avrà la sua parte di pasta di sale e costruirà il suo omino cercando di seguire lo schema corporeo.

 

 

Permettetemi di consigliarvi solo una cosa: non temete  che i bambini possano sporcarsi, sarà il segno evidente che hanno sperimentato con tutto il loro corpo!

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🙂

 

Angela Orlando ☼

 

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Portatori di talenti

 

Mi piacerebbe condividere con voi questo video che presenta molti dei concetti ai quali credo ed ha ispirato in me una profonda riflessione. Osservazioni che ritengo reali perché, in prima persona, mi ritrovo immersa in un contesto storico/culturale in cui essere meccanici non risponde più alle esigenze del nostro tempo. Essere statici o mnemonici non è consono ai ruoli che tendiamo a ricoprire, non è in linea con la precarietà e l’incertezza dei nostri giorni.

In un contesto simile, più della metà dei bambini che incontriamo nelle nostre classi, farà un lavoro che oggi non esiste. La trasformazione digitale modifica il mercato del lavoro repentinamente. Anni fa non avremmo mai immaginato che un ragazzino potesse guadagnare milioni di dollari da una piattaforma come Youtube. Seppur esistano ancora lavori “classici” (cuoco, medico, insegnante, commerciante..) anche questi sono messi a dura prova, c’è sempre più bisogno di avere idee innovative per distinguersi e fare la differenza.

Possiamo individuare, da queste riflessioni, che la scuola oggi ha una nuova missione, deve cambiare sul serio e non solamente “per iscritto”, emanando decreti o indicazioni, per quanto ammirabili possano essere. Dobbiamo cambiare noi che lavoriamo al suo interno. Ma in che senso? Concretamente cosa vuol dire questo?

Bene, per prima cosa, in un contesto in cui il cambiamento è ad una velocità senza precedenti, la cosa più importante su cui lavorare è la Persona. Ogni visino che incontriamo nelle nostre aule ha già una sua storia personale, le sue esigenze e le sue passioni. Non possiamo continuare ad omologare, dobbiamo necessariamente far emergere il talento di ognuno.

Come fare?

Nel mio piccolo posso solo descrivervi le occasioni in cui questi talenti sono giunti prepotentemente ai miei occhi e non ho potuto far a meno di tornare a casa e sognare.

Ho sognato Serena grande chef di un importante albergo (per le persone che amiamo si sa, desideriamo sempre il meglio). L’ho sognata perché mentre preparavamo in classe un torrone al cioccolato ho ammirato la sua grande abilità e concentrazione nell’impastare, mescolare, annusare il risultato ottenuto ed esserne felice.

Ho sognato Gianpaolo designer d’interni, mentre osservavo la sua precisione nel modellare un perfetto, simmetrico e proporzionato tavolino di plastilina.

Ho sognato Francesco Pio promotore di una campagna per la difesa dell’ambiente. L’ho fatto tutte le volte che ho percepito il suo stupore di fronte alla bellezza di una distesa di terreno. Quando ho visto i suoi occhi provare tenerezza nei confronti di uno dei più piccoli dei nostri animali. Quando ha esclamato:”Maestra! Portiamo fuori la formica! Lasciamola vivere!”

Poi ci sono quei bambini che si schierano nei confronti della giustizia e della correttezza, quelli che dicono sempre la verità, anche quando per loro è faticoso, questi ultimi li immagino grandi avvocati, magistrati, ma di quelli corretti però.

Nella mia piccola esperienza ho incontrato anche delle meravigliose Greta, Rossella, Aida, loro le immagino impegnate nel sociale. Le sogno così ogni qual volta sono le prime a dedicarsi ad un bambino in difficoltà. Quando emerge la loro predisposizione nel prendersi cura di un amico che magari viene evitato dalla maggioranza. Loro sono speciali perché si allontanano dal gruppo pur di far sì che colui il quale viene lasciato solo, possa aver la possibilità e la forza di unirsi agli altri.

Ho avuto la fortuna di scoprire tutto questo solo spaziando tra diverse attività, proponendo l’apprendimento per scoperta e la collaborazione, perché tutti possano essere un po’ Serena, un po’ Greta, un po’ Francesco ma poi ritornare ad esprimere al meglio sé stessi, in modo libero ma di certo più ricco.

Oltre ad organizzare l’apprendimento proponendo diverse attività, è fondamentale osservare molto chi abbiamo di fronte. Ritagliamoci del tempo per fermarci un attimo ad ammirare i bambini mentre lavorano, entrano in relazione con gli altri, giocano, parlano.
Infine, fondamentale per fronteggiare un contempo come il nostro, è lo sviluppo della creatività e del pensiero divergente.
Le chiavi per lo sviluppo della creatività sono, a mio parere, le attività laboratoriali di questo tipo:https://creazionidimaestra.wordpress.com/2017/10/09/inventastorie-una-prima-attivita-per-stimolare-la-creativita-dei-bambini/Bisogna aumentare la capacità di immaginazione e la volontà di costruire.

Dobbiamo lavorare con la persona, sulla sua capacità di inventare e connettere. Dobbiamo trovare un punto di incontro tra le nozioni come strumento di allenamento e altri elementi che sono fondamentali, come la capacità di connessione, la multidisciplinarietà, l’apertura mentale al nuovo, al cambiamento, l’apertura all’errore, far sperimentare il coraggio di provare, di ammettere che si è sbagliato. Bisogna continuare a studiare e formarsi, sempre.

Ognuno di noi è portatore sano di uno o più talenti, spero che possiamo essere noi insegnanti ed educatori a farli emergere e brillare!

Sarebbe bello, dato che questo blog nasce per condividersi, se commentaste descrivendo come sognate da grandi alcuni dei vostri alunni ed in che occasione è avvenuta la scoperta del “talento”.

Grazie!
Angela Orlando ☼