Pubblicato in: Pensieri

Chi non è in pace con se stesso è in guerra con il mondo

“Non si può vivere in pace con il mondo, se prima non si è imparato a fare la pace con se stessi. È una di quelle verità talmente semplici ed evidenti che, paradossalmente, la maggior parte delle persone vive la propria intera esistenza senza vederle, pur passando accanto ad esse ogni giorno e ogni ora, sfiorandole e quasi andando ad inciamparvi sopra.”

Sembra banale ma è complesso, difficile ammettere a se stessi che c’è un problema, la maggior parte delle volte si nasconde la testa sotto la sabbia… si ha paura o si pensa che il nostro malessere derivi da fattori esterni, dagli altri e non da noi stessi .

“La grande maggioranza degli uomini e delle donne che affollano le nostre città, che si stipano nei grandi magazzini, che si stordiscono nelle discoteche, non si amano e non si stimano; ed è proprio a causa di tale disamore e di tale disistima che fuggono la solitudine, perché solo chi è in pace con se stesso la può vivere serenamente, in ascolto della propria anima; mentre chi non lo è, fa di tutto per stringersi alla massa anonima degli altri, nella gran confusione ove tutti sembrano uguali e, perciò, pare che sia più facile portare il peso che è comune a tanti: quello del poco amore e della poca considerazione per se stessi.

Ma è un’illusione, evidentemente; e la ricetta è perfino peggiore del male.

Ora, la maniera più drastica del non volersi bene è il non essere disposti a perdonarsi; e, pertanto, vivere portandosi dietro un greve, opprimente senso di colpa.

Anche qui, le apparenze potrebbero facilmente ingannare: perché l’apparenza è che mai, come oggi, le persone siano state inclini a passare sopra i propri errori e le proprie colpe, dimenticandosene fin troppo in fretta e creando, così, le condizioni perché tali errori e tali colpe si ripetano altre dieci, cento e mille volte.

Di questa duplice apparenza, solo la seconda parte è vera, vale a dire la tendenza a reiterare, per insufficiente o assente esame interiore, sempre gli stessi sbagli, con stolida, monotona perseveranza; ma è errata la prima: perché il fatto di non mostrare rimorso o pentimento per i propri errori e per le proprie colpe non significa che il rimorso non vi sia e, forse, anche il pentimento: significa solo che la coscienza ha deciso di ricacciarli indietro, nelle pieghe più profonde dell’anima, il più lontano possibile dalla luce della consapevolezza.

Ma le colpe e gli errori, non perdonati e respinti nei livelli più nascosti dell’anima, fermentano, marciscono, imputridiscono: mandano un terribile cattivo odore, si trasformano in qualcosa che non darà tregua a colui che ne è caduto vittima, per quanto egli possa stordirsi con mille diversivi e con mille ingannevoli distrazioni.

Ciascuno di noi è fatto essenzialmente di energia: energia che può diventare positiva o negativa, a seconda di come noi decidiamo di porci nei confronti della vita e di come siamo capaci di vivere le nostre emozioni.

Una cosa è certa: l’energia non può rimanere rinchiusa all’interno della persona. Essa preme per venire alla luce, per estrinsecarsi, per diffondersi tutto intorno; e, se viene ricacciata all’interno, si trasforma drammaticamente in energia distruttiva.

Quando la persona che inibisce la propria verità interiore, che non si perdona e che non si ama, ha finito di consumare tutta la propria energia innata, trasformandola in negativa, allora incomincia ad espellerla all’esterno, investendo coloro che le stanno intorno, a cominciare dai familiari e da quanti le vivono materialmente e spiritualmente più vicini. È questa una delle principali manifestazioni del cosiddetto vampirismo psichico: l’anima sofferente, dilaniata dal proprio tormento, di cui – non di rado – non è neppure pienamente consapevole, cerca istintivamente di afferrarsi a quanti le stanno intorno.

Altre manifestazioni sono la gelosia patologica, l’invidia cronica, la malevolenza sistematica, l’odio, il rancore, l’ardente desiderio di vendetta: perché, analizzando ciascuno di questi stati dell’essere, non si tarda ad accorgersi che ciò che li origina non è, veramente (come sembrerebbe), un sentimento negativo nei confronti del prossimo, ma un sentimento negativo nei confronti di se stessi.

Chi si ama, non odia nessuno; chi è in pace con se stesso, non serba rancore per tutta la vita e non insegue la brama di vendicarsi, alla prima occasione, delle offese patite, vere o presunte che esse siano. Chi bandisce le crociate, chi predica la guerra e chi promette un Paradiso da imporre con la violenza, non possiede neanche un briciolo di amore e di stima per se stesso: se li avesse, saprebbe che tutto l’odio che egli rivolge ai supposti nemici esterni (di classe, di razza, di religione) non è che una proiezione del disprezzo che egli nutre nei confronti di se stesso.

Non bisogna credere a quanti dicono di essere pronti a fare qualunque sacrificio per amore della persona amata, ma si aspettano di ricevere in cambio almeno altrettanto: non sono capaci di amare gli altri, perché non amano se stessi.

Molte persone si puniscono oscuramente, imboccando strade sbagliate, per procurarsi sofferenze e per inibirsi la possibilità di essere felici.

Dobbiamo imparare ad elaborare le nostre emozioni e far sì che le nostre energie psichiche non ristagnino e non degenerino in una palude miasmatica, ma conservino la freschezza e la trasparenza delle acque correnti.

E per fare questo, non c’è che una strada: quella della conoscenza di sé; che porta, automaticamente – e sia pure dopo un percorso più o meno lungo e faticoso – a rappacificarsi con se stessi, a perdonarsi, a volersi un po’ di bene, a stimarsi e a ritenersi degni di poter essere felici.

Vi è una cosa che aiuta moltissimo ad acquisire una tale consapevolezza: il fatto che noi siamo degni del nostro amore, e quindi del nostro perdono, perché non veniamo dal caso, ma dall’Essere, che è Amore: noi non esisteremmo, se non vi fosse l’Amore; dunque, siamo anche amabili, degni di stima e meritevoli di raggiungere la felicità.

Riflessione tratta in gran parte da uno scritto di F. Lamendola

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Autore:

Sono un'insegnante e faccio della creatività e della collaborazione la mia forza e quella dei bambini ai quali sono affidata. Questo sito nasce per questo, per condividersi, crescere e migliorarsi insieme! Mettiamo alla prova la nostra creatività!

2 pensieri riguardo “Chi non è in pace con se stesso è in guerra con il mondo

  1. Conoscere se stessi impegna troppo sia il cervello che le emozioni.

    Vuol dire prima di tutto farsi carico dei propri errori, delle proprie fragilità, accettarle mettendosi a nudo e al contempo, capire che non sempre le cose negative vengono per nuocere.

    Per saper amare bisogna anche saper soffrire.

    L’amore è amarsi, su questa base, sarei curioso di vedere quante persone cambierebbero idea sui propri sentimenti 🙂

    Bisognerebbe amare la solitudine, il silenzio, il pensiero.

    Ormai si ama solo l’idea di ciò che hanno gli altri di noi, e questo ci porta in una serie di contrasti che ci rendono ciò che siamo ad oggi, tristi, scontenti, irreali.

    Complimenti per la riflessione.

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    1. Grazie per il complimento e per la tua condivisione!
      È proprio vero ciò che dici, la conoscenza e l’accettazione di sé è un percorso complesso e forse non arriveremo mai a comprendere pienamente noi stessi e tutto ciò ci rende splendidamente umani.
      Amare e amarsi vuol dire anche accogliere l’altro per ciò che è, guai a farlo per ciò che vorremmo che fosse! ♡

      Piace a 1 persona

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